mercoledì 16 novembre 2016

Raccontare di un insegnante

Per le studentesse e gli studenti del corso di Didattica Generale anno accademico 2016 2017
 
Come avevamo concordato a lezione inserisco un post con cui vi invito a narrare di uno dei tanti insegnanti che avete conosciuto. 
Nella vostra storia di studenti avete avuto modo di incontrare e lavorare con una molteplicità di maestre/i, professoresse e professori. Sono personalmente convinto, ma potrei argomentarlo, che avete elaborato a partire dalle vostre esperienze, in modo più o meno consapevole, una visione dell'insegnamento e che tale visione sia, come criterio guida per la vostra futura professione, molto più efficace ed incisiva di certe forme di conoscenza delle teorie/metodologie didattiche. Allora vi invito a raccontare, ripensando alle vostre esperienze di studenti, di quell'insegnante (non importa se l'incontro è avvenuto alle elementari o alle superiori) di cui conservate ancora oggi un ricordo positivo? Perché, tra i tanti conosciuti, ricordate proprio lui? Come insegnava?
Come scadenza per l'inserimento dei commenti, indicherei la data del 24 novembre. Può andare?
 
Buon lavoro!
 
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80 commenti:

  1. Emanuele Di Salvatore16 novembre 2016 01:00

    Il docente che più mi ha in-segnato (=segnato dentro) è stata la Professoressa P. di Italiano, Storia e Geografia  che ho avuto al Ginnasio in Abruzzo dal 2001 al 2003. È sempre stata, fin dal primo giorno di scuola secondaria di secondo grado, un modello di vita per me. Nelle prime settimane di scuola, unica fra i nostri docenti, ci ha somministrato dei test di valutazione delle conoscenze pregresse. Non solo colta ma anche intellettualmente onesta. Onesta nel comportarsi come auspicava che noi, suoi studenti, ci comportassimo; consapevole di non essere sempre un buon esempio, nella fattispecie nel dipendere dalle sigarette. Corretta nell'ammetterlo quando una cosa onestamente non la sapeva. Si è preoccupata della mia salute fisica e mentale come un tutt'uno. Un giorno mi chiamò da parte e mi chiese seriamente: "ma non è che sei anoressico?". Lei era - ed è tuttora - magra almeno quanto me. In genere, permaloso come sono, mi urta sentirmi dire che sono magro; ma detto da lei, in privato, ho percepito quel gesto come profondamente amorevole. La ringrazio col pensiero ogni volta che elaboro un testo creativo o mi ritrovo ad analizzare la grammatica e i testi letterari. Ha insegnato alla classe a scrivere organizzando i pensieri in periodi semplici; a preferire l'uso di proposizioni coordinate piuttosto che subordinate; a eliminare il superfluo.
    Stimolava la classe a ragionare sui vari argomenti in programma sempre in un'ottica interdisciplinare. Si è rivelata utilissima la mossa di insegnare alla classe a individuare nei termini italiani la diversa posizione dell'accento, elemento fonolinguistico che si trascrive  sempre in Greco e Latino, e che la professoressa di Lettere Classiche dava per scontato conoscessimo. P. mi ha insegnato ad analizzare un testo e, senza dubbio, lo devo a lei se ho coltivato di mia iniziativa la scrittura poetica e la sceneggiatura.  P. Partiva sempre dalla base. Per esempio: oggi introduciamo la forma letteraria della poesia. Cos'è una poesia? Come si fa a distinguere il plurigettonato verso endecasillabo dal decasillabo? Parole sulla bocca di tutti, significati nella mente di pochi. A me è amche riuscita a trasmettere la curiosità nei confronti delle potenzialità espressive del medium cinematografico. Non ci ha insegnato cosa fare ma "come fare per". Ci ha insegnato a distinguere le parole che necessitano dell'accento (acuto, grave o circonflesso) da quelle che si scrivono senza accento e quelle che necessitano dell'apostrofo. La professoressa P. ha inoltre lavorato approfonditamente con la classe sulle figure retoriche. Per quanto riguarda la Geografia, ci ha fatto affrontare argomenti scottanti come quello del conflitto israelo-palestinese e dell'infibulazione in sede di conferenze presiedute da associazioni attivi nel campo della tutela dei diritti umani. Per farci comprendere fino a fondo le dinamiche e i processi che regolano le economie dell'U.E., ha chiesto al docente di un'altra sezione di tenere appositamente per la nostra classe alcune lezioni di economia politica europea.
    Riguardo le metodologie di verifica, ricordo che una volta ci ha proposto una serie di interrogazioni programmate che consisteva nel presentare oralmente a coppie la geografia fisica e politica di uno Stato del mondo al resto della classe. Ma il metodo di verifica che per me vince su tutti quelli che ho affrontato da studente, la Prof. lo ha utilizzato in Storia: una serie casualmente ordinata di nomi di personaggi, luoghi, date, eventi; la consegna: elabora un riassunto sintetico della Guerra "x" utilizzando tutti i termini e le date in elenco. La ricordo insomma come la Prof. che, controcorrente, più ha saputo valorizzare a mio avviso la capacità di sintesi. E voi, scusate se mi sono dilungato tanto... ma non ho proprio avuto tempo di essere breve.

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  2. Federica Antonella Cappiello16 novembre 2016 09:27

    Ricordo con esattezza il giorno in cui capii che sarei diventata maestra.
    Era trascorsa una settimana dall’inizio della prima elementare; fino a quel momento non avevamo ancora avuto modo di conoscere la nostra tutor. Avevamo trascorso ore ad ascoltare passivamente lezioni frontali e poco coinvolgenti di altri maestri, ma quel giorno era cambiato tutto.
    La nuova maestra, nel giro di poco tempo, seppe risvegliarci dalla noia e rese le nostre giornate scolastiche interessanti e felici.
    Per prima cosa, cambiò la disposizione dei banchi da un metodo tradizionale verso uno “a ferro di cavallo”, in modo da favorire interazioni tra noi alunni. In questo modo, inoltre, aveva modo di osservarci e di tenere viva l’attenzione in ogni momento, grazie alle sue costanti “passeggiate” tra i banchi.
    Le sue lezioni erano appassionanti e, nel complesso, sempre piacevoli. Ricordo poche lezioni frontali,a favore di una diretta osservazione dei fenomeni, volta a favorire, in noi allievi, l’acquisizione di un metodo scientifico molto spiccato. L’esperienza era considerata molto importante dalla mia insegnante, la quale non perdeva occasione per trasformare problemi “scolastici” in “reali”, al fine di farci comprendere l’applicazione, nella quotidianità, di quanto studiato tra i banchi di scuola. A partire dal classico esperimento del fagiolo piantato nell’ovatta, fino a giungere all’osservazione dei movimenti della terra intorno al sole, prendendo come punto di riferimento l’ombra proiettata dal palo nel nostro cortile.
    Spesso ci proponeva delle attività extrascolastiche davvero interessanti, ed in particolar modo ho piacere di ricordare un progetto che portammo avanti fino all’ultimo giorno di scuola: la creazione di una piccola biblioteca di classe. Ognuno di noi aveva un compito ben preciso nella gestione di questa piccola “attività” (al fine di “responasibilizzarci”) e, nel contempo, venivamo stimolati a leggere ed amare la lettura.
    Il suo approccio, infatti, non si limitava alla lezione espositiva, bensì prediligeva una di tipo “narrativo”, dove la fiaba assumeva connotati di un certo spessore, poiché riusciva, in questo modo, a giustificare eventi ritenuti insoliti o strani.
    Al termine di ogni esercitazione, avevamo il compito di “autovalutarci”: la nostra insegnante, infatti, ci invitava a disegnare uno smile corrispondente allo stato d’animo provato durante lo svolgimento del compito.
    Se dovessi spiegare la modalità di lezione da lei utilizzata, la definirei euristica, in quanto si veniva ad instaurare una sorta di cooperazione tra la docente e noi allievi: ci venivano poste domande alle quali eravamo chiamati a rispondere nel modo più libero possibile, ed in risposta ci venivano inviati dei feedback per farci comprendere se il nostro intervento era esatto oppure, nel caso contrario, errato. Un altro punto a suo favore era, senz’alcun dubbio, il rinforzo positivo, vale a dire la reazione gratificante che ci veniva fornita nel caso in cui la nostra risposta si presentava corretta.
    L’ultimo punto della sua didattica che mi sembra opportuno citare è la personalizzazione. Benché contestata da gran parte dei genitori dei miei compagni, questa metodologia si è invece, a mio avviso, presentata molto efficace. Le eccellenze furono guidate nel raggiungimento di particolari obiettivi legati alle loro capacità ed, allo stesso tempo, i bambini che avevano alcune difficoltà di base, ricevevano compiti diversificati, o meglio, semplificati.
    Grazie alla mia maestra delle elementari, non ho mai riscontrato problemi nello studio, neanche nei duri anni delle superiori. Sempre per merito suo, ho amato la scuola a tal punto da decidere di seguire le sue orme e scegliere, come mestiere, quello dell’insegnante, con l’auspicio di trasmettere ai miei futuri alunni la stessa passione e amore per lo studio (e per la scuola in generale), che la mia insegnante ha saputo trasmettermi nel corso della sua permanenza nella mia classe.

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  3. Ho 37 anni e sono una mamma. L’esperienza sul campo: il rispetto per l’essere umano dal concepimento allo sviluppo, mi ha portato a sedere oggi in un’aula universitaria di nuovo, non lo stipendio “sicuro”, si è vero, l’aspetto economico mi alletta, ma il percorso è irto di ostacoli. Dalla mia parte ho una forte motivazione: dare un contributo per migliorare l’apprendimento dei nostri bimbi. Da mamma ho considerato i miei bambini come persone li ho guidati nel loro percorso di crescita all’autonomia, accidenti mi si è aperto un mondo quando ho scoperto che esisteva una donna che di questo approccio ne aveva fatto una scuola di pensiero: Maria Montessori, che bella sorpresa!
    Ho iscritto mio figlio alla Scuola Senza Zaino, perché penso che la scuola tradizionale sia superata che una cultura libresca sia fine a se stessa e non prepari alla vita, che occorra dare fiducia a didattiche innovative, di quelle che migliorino l’apprendimento, io sono una di quelle mamme che sta sempre ad impastare coi suoi bimbi, a giocare sulla manualità fine, o a sperimentare: con vulcani in eruzione artificiali (aceto e bicarbonato) , o fagioli nel bicchiere sotto la coperta di ovatta… credo proprio che se delle conoscenze se ne faccia esperienza esse vengono acquisite davvero, il gap tra studio e vita si riduce se un bambino impara a contare quante castagne ha mangiato o il viaggio tra le stagioni della vita nel volo di Cipì…
    Eh si confesso ho avuto la fortuna di avere l’insegnante unico, la maestra che resta nell’immaginario collettivo fonte di ispirazione, ancora oggi incontrandola per strada a 80 anni suonati è un grande esempio di amore per il sapere e per la vita: elegante, materna, ma distaccata, vera, ancora oggi ripete, mai arrendersi, coltivare le passioni.
    Forse per i tempi era un’antesignana, aveva una mentalità aperta e interedisciplinare, ci rendeva partecipi del progetto didattico in un’ottica di collaborazione, per cui aiutavamo i bambini indietro sul programma o in difficoltà, all’epoca dsa, bes, discalculia, autismo, dislessia erano parole di fantascienza, esisteva la sindrome di down e il portapore di handicap, l’insegnante di sostegno non aveva grande considerazione, ma alla ricreazione si giocava tutti insieme, anche con gli alunni parcheggiati nelle scuole per anni perché la società offriva poco per loro.
    La chiave di svolta è stata il ginnasio sperimentale, con un approccio didattico innovativo, immaginate di studiare latino come una lingua inglese direttamente dal testo parlato per capirne il meccanismo piuttosto che partire dalla noiosa declinazione rosa rosae rosae rosam … già mi viene sonno…
    La professoressa è stata in gamba a capire che i ragazzi vanno stimolati, che hanno bisogno di ragionare non semplicemente di acquisire nozioni, così l’intero corso era impostato al dialogo, alla discussione, al confronto tra la storia latina e greca e le analogie con la politica attuale, un viaggio nel tempo, trans-disciplinare: ragionare.
    Ce la farò ? bella domanda, questa volta voglio credere nelle mie capacità, dobbiamo credere di essere capaci se vogliamo essere dei modelli positivi per i nostri bimbi.
    Le basi che ho avuto saranno le fondamenta che mi sosterranno nel mio percorso professionale, ma grazie Aide.
    Francesca Patruno

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  4. La scuola, intesa come seconda agenzia educativa, a mio parere dovrebbe essere un luogo di preparazione alla vita, quella vita fatta non solo di semplici nozioni, ma soprattutto di valori. Scegliere una figura significativa nella mia carriera scolastica ha suscitato lunghe considerazioni e meditando ho individuato in alcuni dei miei istitutori persone che mi hanno segnato, sia positivamente che negativamente. Ho ritenuto opportuno descrivere l’educatore che più rispecchiasse il mio prototipo ideale di insegnante, quindi il docente che vorrei essere. Ripercorrendo mentalmente gli anni scolastici, il mio pensiero è diretto alla maestra di italiano e matematica della scuola primaria, un insegnante capace di far apprezzare lo studio e l’impegno, nonostante tutto ciò implicasse fatica. Il suo insegnare non si limitava a trasmettere nozioni astratte, a potenziare capacità operative, ma era attenta a sviluppare la personalità di ciascuno. Le sue strategie didattiche miravano a far sentire tutti parte del gruppo, nonostante le diversità e questo era possibile grazie a metodi quali il circle time, il brainstorming, il cooperative learning, che ancora oggi ricordo con molta simpatia poiché erano un modo per comprendere se stessi e gli altri. Nonostante la poca funzionalità delle lezioni frontali, lei sapeva catturare la nostra attenzione, sapeva aiutare chi non riusciva a stare al passo con gli altri e sostenere chi aveva delle potenzialità superiori. Con lei la scuola era diventata una seconda casa e la classe una seconda famiglia. Con discrezione ha saputo entrare in empatia con noi alunni, motivandoci all’apprendimento, costruendo un rapporto di reciproco rispetto con tutta la classe, trasmettendomi la sua passione, proponendosi, involontariamente, come modello da emulare, perché la cosa più importante è che ci ha insegnato ad accettare le diversità che ci contraddistinguevano. Ricordo il continuo modificare la disposizione dei banchi nella classe, sorprendendoci ogni volta, le tante esperienze manipolative per realizzare dolci e lavoretti, dove ognuno di noi poteva esprimersi esternando emozioni e pensieri. La sua attenzione particolare verso le carenze dei singoli allievi mi aveva sempre colpito e fu proprio grazie a lei che nacque la mia passione per la scuola, ma soprattutto quella passione per l’insegnamento da dedicare a coloro che hanno bisogno di un aiuto in più.

    Mariele Ricci

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  5. Floriana Carrino17 novembre 2016 08:12

    Quando mi viene chiesto di motivare la mia scelta universitaria difficilmente trovo difficoltà a spiegarla.
    Diventare una buona insegnante è sempre stato il mio desiderio fin da bambina; nella mia mente più volte ho immaginato di essere di fronte ad una classe eterogenea di allievi disposti ad ascoltare le mie lezioni. Purtroppo con questi sogni non ha poi coinciso la realtà: una serie di eventi piuttosto strani mi hanno condotto su altre strade, finché l’incontro con un particolare contesto mi ha improvvisamente catapultato sui banchi della scuola primaria alle lezioni della maestra M. e a quei tempi in cui io desideravo soltanto essere come lei. È stata l’insegnante della mia vita. A lei devo l’istruzione primaria ma, soprattutto, l’educazione ai valori più profondi e in piccola parte anche la forma della persona che sono oggi. Raccontare di lei spesso mi imbarazza; ho paura di incorrere nella banalità riferendomi ad una Persona che banale proprio non era.
    Apprezzavo la sua tranquillità e l’amore che metteva in ogni lezione; ammiravo il suo distacco e contemporaneamente la sua empatia; ero soddisfatta perché apprendevo e anche se mi è capitato spesso di lamentarmi per le poesie da memorizzare tutti i sabato, i temi in classe di tutti i lunedì, le letture, i compiti a casa, le ore di religione e tutti i disegni per rappresentare la poesia o ciò che la nostra fantasia ci suggeriva, oggi, sarei pronta a ringraziarla ancora poiché comprendo il vero valore di quelle attività e di come, dietro di esse, si celassero metodi didattici fondamentali. Senza nulla togliere a tutti gli altri docenti che si sono succeduti nel lungo percorso scolastico, mi sento di dire che senza le solide fondamenta costruite grazie agli insegnamenti della maestra M. forse non sarei seduta nelle aule universitarie e, soprattutto, non avrei mai avuto il “coraggio” di scegliere scienze della formazione primaria. Il paradigma a cui aspiro è lei sperando in un futuro non molto lontano di poter essere, altrettanto, il punto di riferimento di altri allievi.
    Floriana Carrino.

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  6. Federica Cifelli17 novembre 2016 09:39

    “La mia maestra preferita è lei” riferivo entusiasta ai miei genitori quando frequentavo la scuola primaria.
    La mia insegnante di italiano è stata una tra le poche docenti che è riuscita a cogliere il mio modo di essere e le mie attitudini verso determinate discipline o più in generale verso determinati comportamenti.
    Mi ha accompagnata per ben cinque anni ed io ho sempre avuto stima per il suo ruolo di insegnante e per la sua persona. La mia classe non era molto numerosa, e questo ha reso le sue lezioni ancora più coinvolgenti poiché poteva porre la sua attenzione su tutti i suoi allievi, senza escludere nessuno. Molto divertente è stato imparare con lei tutti i modi e i tempi verbali ,non semplici per un bambino, ma grazie alla fiducia che riponeva in noi e al generoso “premio” costituito da braccialetti per noi bambine e macchinine per i bambini siamo riusciti ad imparare tutti i verbi in maniera efficace.
    Gli esercizi di scrittura che ci assegnava come compiti per casa interessavano quasi sempre tematiche profonde che poi confrontavamo e commentavamo in classe ed inoltre attraverso poesie e musica sperimentavamo le nostre emozioni.
    I laboratori ovviamente non potevano mancare con una maestra dalla vena artistica come lei; abbiamo realizzato moltissimi “lavoretti” e tramite alcune recite ci ha insegnato il rispetto per l’ambiente, il significato del Carnevale e delle sue corrispettive mascherine, il ruolo fondamentale dei nonni e moltissimo altro ancora.
    Personalmente posso soltanto dirle grazie perché è riuscita a farmi comprendere quanto sia fondamentale conoscere, ma ciò che ha fatto di lei la differenza è stata la passione che ha messo nel suo lavoro, la voglia di far crescere quei piccoli uomini e quelle piccole donne... il suo particolare ed empatico modo di mettersi in gioco con i suoi alunni motivava tutti e la sua lezione di conseguenza non risultava mai monotona.
    Non tutti capiscono la vera identità dei loro alunni, ma la mia “maestra preferita” con la sua dedizione è riuscita a far emergere le nostre personalità, le nostre predisposizioni e cosa più importante ci ha fatto comprendere che la diversità è un dono che non va minimizzato o “scansato” perché ci fa paura, ma al contrario è proprio la diversità che ci rende tutti simili.

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  7. Durante il mio percorso scolastico ho avuto modo di incontrare docenti dai comportamenti e modalità didattiche diverse l'una dall'altra: dai più svogliati ai più volenterosi, dai più permissivi ai più severi.
    Il docente che maggiormente mi ha colpito è stato sicuramente il professore di matematica del IV anno di liceo.
    Per me lui rappresentava la perfetta sintesi tra un docente severo e uno lassista. Con la sua grinta e determinazione è riuscito ad arricchirci culturalmente nonostante la brutta situazione di cui eravamo reduci, servendosi spesso di mezzi diversi da quelli usati precedentemente
    Solitamente oltre alla classica lezione frontale il professore affiancava altri strumenti didattici come l'utilizzo della LIM e piattaforme digitali quali "Geogebra". Non solo: a volte si serviva anche di strumenti multimediali per far capire meglio la storia della disciplina e renderla, per certi versi, il meno ostica possibile ai nostri occhi. Grazie alla passione che ci trasmetteva e al magnifico lavoro che ha svolto con noi mi sono avvicinata al mondo dell'insegnamento ancora di più di quanto non lo fossi.
    Michela Filangieri

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  8. Le persone che nella nostra vita lasciano un segno ce le portiamo durante tutto il viaggio nel nostro bagaglio personale; per questo quando il professor Bruni ci ha assegnato il compito di parlare di un insegnante che ha rappresentato un modello positivo mi è subito venuto in mente lui,il professore di letteratura italiana del liceo.
    Il suo carattere e la sua personalità mi risultarono ben chiare dalle sue prime lezioni. Il professore infatti si presentò subito agli occhi della classe come un uomo distinto e dal bel portamento ma allo stesso tempo autoritario e rigido. Dietro quella rigidità però si nascondeva la sua grandissima passione per la letteratura; metteva amore, impegno e passione nelle sue spiegazioni tanto da catturare la mia attenzione e da lasciarmi affascinata. Si era creato un rapporto di stima reciproco che quasi provavo vergogna nel caso avessi fatto scena muta alle sue interrogazioni che duravano l' intera ora e andavano molto nel dettaglio.
    Ho deciso di parlare di lui perchè è stato un Maestro di vita oltre che di scuola. Mi ha insegnato a non fermarmi davanti alle diffcoltà ma di andare avanti e a perseguire l obbiettivo che ci si è prefissati.
    Un giorno non lontano spero di diventare una Maestra come lui, in grado di insegnare ai miei bambini a superare le difficoltà e ad acquistare fiducia in se stessi oltre ad insegnare loro nozioni puramente scolastiche.

    Scognamiglio Mariarosaria

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  9. Dario Di Napoli19 novembre 2016 04:13

    Tra scuola e università ho alle spalle 25 anni di aula e più o meno una trentina di professori. Per alcuni ho provato stima e affetto, per altri semplice indifferenza. Soltanto per una di loro ho provato l'amore che si prova verso una mamma o un papà: non l'ho mai chiamata Maestra, lei preferiva farsi chiamare signorina Antonella. E' stata la mia insegnante per i cinque anni di scuola elementare.
    Eravamo nella prima metà degli anni 80 e c'era ancora l'insegnante unico per tutte le materie. E la signorina Antonella è riuscita a trasmettermi la voglia di imparare allo stesso modo l'Italiano, la Storia, la Matematica, le Scienze, la Geografia. Nessuno più c'è mai riuscito. Con il passare degli anni ho sviluppato una certa preferenza per le materie classiche e una ancora presente intolleranza ai numeri. Eppure ricordo che con lei quegli stessi numeri rappresentavano una forma di divertimento. A distanza di anni credo che la forza del suo metodo di insegnamento fosse proprio questo: non faceva sembrare la scuola come un obbligo ma come una gioia, una ricreazione continua anche in classe. Mi ha trasmesso la voglia di imparare semplicemente facendomi capire che quello che stavo apprendendo in quei primi anni di vita mi sarebbe stato utile per l'intera esistenza.
    Grazie ai social network sono riuscito a contattarla a distanza di anni, e si ricordava ancora di me. E mi sono ripromesso di contattarla ancora quando arriverò alla fine di questo percorso di studi.

    Dario Di Napoli

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  10. Nel corso della mia carriera scolastica ho avuto la fortuna di incontrare più di un professore che meriterebbe tale elogio. Tra tutti però penso che mi abbia segnato maggiormente la mia professoressa di Storia e Filosofia del liceo. Temutissima da tutti (me in primis) aveva una forte personalità, forse a volte poteva assumere comportamenti “aggressivi” o che potessero sembrare “burberi” ma che avevano il semplice fine di spronare noi alunni e a permetterci di assumere, terminato il percorsi di studi, un carattere forte e deciso.
    Estremamente esigente ma non più di quanto non potesse permetterselo, era in grado di “scannerizzare” ogni singolo studente, coglierne la personalità, le capacità e le passioni, riuscendo perfettamente a tirar fuori il meglio di ognuno. Possedeva un ampio bagaglio cultuale che le permetteva di destreggiarsi perfettamente tra i tempi più variegati. Con la sua professionalità ha aiutato ogni singolo studente a migliorare il suo punto di partenza e portato l’intera classe ad apprezzare le sue materie, che potevano risultare un po’ ostili, facendoci amare la bellezza che in esse si celava. L’unica pecca era forse il rapporto con la tecnologia, prediligeva la lezione frontale e a strumenti multimediali favoriva documenti cartacei, senza tuttavia privarcene del tutto.
    Solo una volta finito il liceo ho capito quanto io sia stata fortunata ad aver incontrato una prof. come lei, attenta prima di tutto alle esigenze, scolastiche ed extrascolastiche, dei suoi studenti. Dotata di una competenza estrema che andava oltre le quattro mura dell’aula,come ad esempio quando ha saputo aiutare l’intera classe a superare la perdita di una compagna.
    Ritengo sia l’emblema del bravo insegnante e spero, un giorno, di poter seguire le suo orme.
    Antonella Moffa

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  11. I miei ricordi migliori legati ad un docente riguardano la mia professoressa di inglese, alle scuole superiori. Facendo il liceo delle scienze umane, dove le materie principali sono la psicologia e la pedagogia, quale cosa migliore se non farle in inglese! La mia professoressa, oltre ad insegnare al liceo, era anche docente universitaria, avvocato minorile e laureata in lingue e psicologia. Il suo piano di studi non comprendeva solo la divisione tra grammatica e letteratura inglese, ma anche "Human Science", il suo metodo di insegnamento seguiva il "Positive English" e il suo modo di interagire con noi allievi era molto singolare: ogni volta che aveva lezione con noi entrava con il suo solito thè caldo in mano e una domanda di interesse sul nostro umore. Seguendo un metodo Positivo di insegnamento, le sue lezione, soprattutto quelle prima degli esami di stato, erano piene di incoraggiamento sulle nostre capacità, sulle nostre conoscenze e sulla sicurezza di un buon esito delle tre prove di maturità.
    Personalmente, amando molto sia le scienze umane che l'inglese, l'unione tra queste due mi ha molto sorpreso inizialmente e andando avanti, sempre più interessato e affascinato.
    La cosa positiva di tutto ciò, è che adesso, frequentando l'università, nel laboratorio d'inglese del mio corso, mi troverò a seguire lezioni simili a quelle già fatte da questa mia professoressa d'inglese, e non vedo l'ora.

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  12. Devo dire che inaspettatamente la scelta dell’insegnante di cui parlare mi ha condotta in un piacevole viaggio. Ripercorrere gli anni di scuola mi ha messo nella condizione di spettatrice di un vissuto sul quale devo dire non mi sono mai soffermata troppo. E’ stato un interessante esperimento anche perchè osservando da un’altra prospettiva ho avuto modo di apprezzare e rivalutare molte cose.
    Ho deciso di scegliere una insegnante delle medie, una donna affettuosa e gentile ma allo stesso tempo decisamente autorevole che fin dal primo giorno ha saputo guadagnarsi il rispetto della classe grazie alla sua forte personalità. Amava il suo lavoro e si interessava anche ai nostri piccoli problemi personali; si impegnava affinchè ci fosse un buon rapporto tra compagni, ci insegnava l'importanza del rispetto per gli altri e a non essere competitivi in negativo. Dotata di grande carisma era bravissima a stimolare in noi l’apprendimento, ad esempio ricordo le sue lezioni interattive e mai noiose. Ma ricordo anche che con lei non potevi non studiare, ricordo l’ansia per le sue interrogazioni e la soddisfazione enorme che scaturiva dal bel voto che le guardavi scrivere sul registro accanto al tuo nome. Ha sempre avuto progetti ambiziosi e elevate aspettative per tutti noi ma sapeva guidarci verso l’obiettivo con amore insegnandoci come dall’impegno scaturiva sempre una grande soddisfazione dalla quale nasceva un ancor più forte impegno per affrontare una successiva sfida. In quest’ottica ricordo con molta tenerezza i lavori di gruppo che svolgevamo con entusiasmo, le piccole “gite”, e in particolare una recita della quale solo oggi comprendo veramente l’utilità. Senza dubbio è stata l’insegnante che in me ha saputo generere maggiore interesse per la scuola, quella che mi ha insegnato di più, soprattutto il metodo di studio e l’approccio deciso e positivo verso le difficoltà che inevitabilmente si incontrano lungo il percorso scolastico.
    Oggi che è passato qualche anno da quei giorni, oggi che sono mamma, mi auguro che i miei figli trovino sul loro cammino insegnanti come lei, che credono in quello che fanno e che con passione sappiano fornirgli gli strumenti per crescere.
    Silvia Iafigliola

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  13. Nel corso della mia carriera scolastica ho conosciuto diversi tipi di professori, tanti che meriterebbero di essere elogiati e ricordati dai rispettivi allievi in eterno,altri che, invece, non bisognerebbe neanche consinderarli insegnanti,almeno che leggere giornali e riviste per tutto l'anno scolastico non sia divenuto un ottimo metodo di apprendimento. Tra i buoni professori conosciuti nel mio percorso formativo,ha segnato in modo particolare la mia vita il Professore di storia e filosofia del liceo.
    Aveva una personalitá fortissima e un modo di "imporsi" nel contesto-classe che qualsiasi suo allievo non poteva fare almeno di rispettarlo,non solo come insegnante, ma, in primis, come Persona. Infatti, quest'ultimo era sempre pronto ad ascoltare i suoi alunni in qualsiasi circostanza poiché egli era consapevole del fatto che quei ragazzi a cui insegnava erano dapprima Persone con problemi extrascolastici e si sentiva quasi in dovere,ritenendosi una guida per loro, di aiutarli in tutto e per tutto. Inoltre, con la sua professionalitá,ha aiutato ogni singolo studente a migliorare le proprie prestazioni ed ad apprezzare le sue materie. Le interrogazioni erano quasi paragonabili ad una sorta di chiacchierata tra amici perché trasmetteva una sicurezza e una tranquillitá,che "andare male" ad una sua verifica era praticamente impossibile,almeno che non ci fosse mancanza di studio da parte dello studente. Mentre le spiegazioni erano fantastiche: - utilizzo di termini chiari ed appropriati; - utilizzo di strumenti multimediali( era sempre al passo con la tecnologia; -al termine della spiegazione, c'era un confronto con la classe sull'argomento appena trattato in modo da evitare che ci siano incertezze future.
    In conclusione, vorrei aggiungere che, secondo la mia opinione, egli rappresenti il Buon Insegnante.
    Mi sento fortunata di averlo conosciuto e spero che in futuro io possa diventare come lui ed essere ricordata dai miei futuri allievi come io ricorderó lui per sempre.

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    1. *almeno che leggere giornali e riviste per tutto l'anno scolastico non sia divenuto un ottimo metodo di insegnamento.


      *in modo da evitare che ci fossero incertezze future

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  14. Nella mia carriera scolastica ho sempre avuto un buon rapporto con tutti gli insegnanti, tuttavia la professoressa che mi ha lasciato un ricordo positivo è stata l’insegnante di italiano e latino al liceo. Ci ha guidato e sostenuto in tutto il nostro percorso. Il suo metodo d’insegnamento consisteva principalmente in una lezione frontale dove però non si annoiava mai nessuno nonostante le sue materie non fossero amate da tutti. Riusciva ad attirare l’attenzione su di sé e a rendere interessante qualsiasi aspetto. Non si limitava a spiegare, ma ci coinvolgeva, chiedeva il nostro parere e così ogni lezione prendeva quasi la forma di una piacevole chiacchierata. Il ricordo che mi ha lasciato è positivo perché con lei ho imparato che non conta il voto o il giudizio del professore, piuttosto quanto tu da quella lezione abbia appreso, quanto ti sia interessato e quanto sia cresciuto da un punto di vista culturale. Insomma mi ha insegnato che quello che studio è per me, serve al mio “bagaglio culturale” e grazie a questo posso essere più autonoma e indipendente. Come persona poi è la professoressa più esigente ma allo stesso tempo la più dolce che io abbia mai avuto. Sempre disponibile, pronta ad ascoltare qualsiasi problema anche se di tipo personale, pronta a capire qualsiasi difficoltà e forse è anche per questo che mi ha lasciato un ricordo positivo, perché ho potuto capire che la figura del professore che ti insegna e guida è importante, ma lo è anche la “figura umana”, una figura che comprenda quello che sta succedendo intorno, che ti appoggi e ascolti proprio come un'amica (ovviamente sempre in modo discreto, in un rapporto basato sul rispetto reciproco e dove ognuno mantenga il proprio ruolo). Probabilmente non capirò mai l’insegnante che si limita a spiegare e fare lezione, senza stringere un rapporto con i propri allievi e instaurare così una base di fiducia reciproca. Io mi auguro di diventare un'insegnante proprio come la mia professoressa, coscienziosa, felice di condividere il mio sapere affinchè qualcun altro impari e pronta ad assistere alla crescita dei miei bimbi non solo dell’apprendimento ma soprattutto della personalità.
    Antonella Pepe

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  15. La professoressa che porto "nel cuore" e porto da esempio oggi, è la mia insegnante di Scienze Umane del Liceo. Ha accompagnato me e la mia classe durante il cammino delle Superiori per tutti e cinque gli anni ed è stata davvero un modello per noi, sopratutto per me. Dopo cinque anni una persona la si conosce bene, o almeno quanto basta, per farle una "fotografia". La mia professoressa ama il suo lavoro, si è impegnata con tutta sè stessa per farci comprendere ogni particolare, ogni sfumatura non solo delle sue materie, ma della vita in generale; la mia professoressa ama i suoi alunni, con i quali la maggior parte delle volte si arrabbia, ma con cui allo stesso tempo ride e scherza. Ci ha appoggiato nei momenti in cui avevamo bisogno di un sostegno ed insieme a lei abbiamo avuto l'opportunità di svolgere numerose attività: stage in carcere, in asili, in vari centri educativi. Ci ha indirizzato verso quella che forse oggi è la nostra strada consigliandoci come una madre e sgridandoci con la severità che solo chi tiene davvero ai suoi alunni e alla loro reale riuscita ha. Non potrò mai scordare le frasi che diceva per incoraggiarci:"Non potete dirigire il vento, ma potete orientare le vele" oppure:"Parlate di voi, fate uscire le vostre opinioni: questo vi rende unici". Riconosco che all'inizio della mia avventura al Liceo, era più l'astio che avevo nei suoi confronti che altro, ma poi crescendo, ho capito che provavo e provo una profonda stima nei suoi confronti. Non potrò mai dimenticare le sue lezioni e la sua capacità di "farci entrare" nell'argomento; la parola d'ordine era "esserci": si passava da un'autore del Seicento ad una riforma di questi ultimi anni, ma non importava. Non ho mai visto una persona insegnare con così tanto impegno e dedicarsi completamente al suo lavoro e ai suoi alunni. Sarei una bugiarda a dire che non sono rimasta colpita da questo aspetto del suo carattere, ma non è stato l'unico: il coraggio, la giustizia, la tenacia, la pazienza e la caparbietà sono cose che di sicuro le appartengono. E' stata un' insegnante di una materia che ho amato ed è un' insegnante di vita. Oggi ne parlo qui con fierezza e sincerità, perchè so, che tutte le altre persone che hanno avuto il piacere di conoscerla concordano con me.

    Benedetta Barisano

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  16. L’insegnante che ricordo con più affetto e ammirazione è la mia professoressa di matematica. Lei che non era mai puntuale al suono della campanella, Lei che era molto precisa ed esigeva perfezione, Lei che nonostante tutto aveva sempre l’ironia a portata di mano. Il ricordo positivo è legato proprio alla sua capacità di combinare l’insegnamento con l’affetto, la stima e la fiducia che nutriva per ognuno dei sui allievi, anche per coloro che non comprendevano la matematica, per attitudine o per inerzia, aveva sempre una parola di conforto, che non esprimeva con le parole ma che comunicava con lo sguardo. Quando entrava in aula aveva una voce squillante che prorompeva in tutta la classe facendo saltare tutti sull’attenti, era determinata nel suo lavoro, non amava perdere tempo. Iniziava la lezione facendo riaffiorare nelle nostre menti quella precedentemente tenuta, interrogando qualcuno della classe e successivamente procedeva con il nuovo argomento. Spiegava i concetti facendo esempi concreti, aveva la capacità di attirare su di sé l’attenzione dell’intera classe chiamando qualcuno e chiedendogli se fosse tutto chiaro e se non lo era rispiegava al singolo esattamente come lui poteva capire. Alla lezione teorica, alternava quella pratica suddividendo la classe in due gruppi: quelli che si concentravano sull’approfondimento di argomenti più difficili e quelli che invece avevano bisogno di ripassare quelli vecchi. Nella valutazione si poneva in maniera obiettiva e chiamando uno per uno alla cattedra, servendosi di un foglio di carta e una penna, metteva ogni alunno in condizioni favorevoli per condurre un’ottima interrogazione. Durante questa, se capiva che qualcosa non era chiaro, approfittava del momento “insegnante-alunno” per rispiegare quel particolare argomento, mettendo in pratica l’individualizzazione con lo scopo di raggiungere competenze comuni per la verifica finale. Ha sempre avuto un ottimo rapporto con i suoi alunni e ciò lo dimostra il fatto che tuttora, quando ci incontriamo casualmente per strada, ricorda gli anni passati insieme; inoltre, si informa sulle scelte di vita che abbiamo compiuto, nonché sui risultati e traguardi raggiunti.
    Mariateresa Colombo

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  17. Durante gli anni scolastici ho avuto a che fare con professori di ogni tipo, da quello che credeva in ciò che faceva e nei suoi alunni, a quello che mi etichettava con un voto. Tuttavia, quella che mi ha insegnato e segnata di più è stata la mia professoressa di greco che, per mia sfortuna, ho avuto solo in II classico. Quando entrò in classe il primo giorno, avemmo tutti la stessa impressione: una bella donna, distinta ed elegante ma anche molto rigida e severa. Era una persona molto colta e preparata, non c’era argomento in cui non avesse una minima preparazione. La prima cosa che mise in chiaro era che dovevamo fare i compiti a casa perché ogni giorno, ad inizio lezione, avrebbe controllato “a campione” i nostri quaderni (era come tornare alle scuole elementari). Prima di iniziare una nuova lezione faceva domande sulla lezione precedente e annotava il rispettivo voto, se invece, si accorgeva che qualche argomento non era stato compreso lo rispiegava in maniera più semplice. Era molto disponibile e disposta a spiegare individualmente alcuni argomenti più ostici, soprattutto a coloro i quali o per problemi di salute, o per problemi di famiglia non avevano avuto la possibilità di venire a scuola per qualche giorno. Ogni tanto, durante la lezione smetteva di spiegare l’argomento del giorno e cominciava a raccontare storie, miti dell’antica Grecia (per la sua grande voglia di trasmetterci conoscenze e nozioni) e dopo ci diceva: “questo ve lo dico a beneficio d’inventario”. Alle interrogazioni bisognava portare il quaderno perché doveva controllarlo, controllare se si erano eseguiti tutti i compiti, controllare se eravamo ordinati. E’ una Professoressa con la P maiuscola, è anche una gran Donna, attenta alle esigenze e alle difficoltà degli alunni. Oltre ai i suoi insegnamenti scolastici, oltre al greco, porterò sempre dentro di me un pezzo di Lei, un pezzo della sua bontà e della sua umanità.

    Ilaria Petrarca

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  18. L'insegnate che ricordo con più affetto è la professoressa di arte della scuola media. Ricordo che era molto esigente ma, ad ogni lezione era capace di attirare l'attenzione su di sè; attenzione influenzata probabilmente anche dalla scelta della disposizione degli studenti in aula (disposizione a semicerchio). Le lezioni in questo modo non risultavano mai scontate o noiose ma erano caratterizzate sempre dalla condivisione, dalla partecipazione e dalla assoluta creatività nei lavori che ci proponeva in aula. Posso dire che il clima che si instaurava ad ogni lezione favoriva certamente l'attenzione e l'apprendimento. Anche la parte teorica risultava molto semplice da comprendere, perchè la docente spiegava in modo molto diretto, cogliendo la centralità e l'essenzialità degli argomenti utilizzando lo strumento della mappa concettuale ed enfatizzando i concetti chiave. Il suo obiettivo era quello di stimolare in noi il confronto, lo scambio di opinioni, curiosità, fantasia e un pò di sana competizione. Ogni settimana ci coinvolgeva con del materiale artistico differente e sempre nuove idee, quindi ogni lezione risultava sempre diversa dalla precedente.Ecco perchè ricordo con piacere e anche un pò di nostalgia le sue lezioni. Grazie a lei ho compreso il significato di pazienza, perseveranza e umiltà e che, queste sono alcune delle caratteristiche fondamentali nella vita, nelle interazioni sociali e professionali. Insegnare ai bambini, agli adolescenti, rappresenta una responsabilità perchè si educa al senso civico, all'autonomia individuale, alla consapevolezza del sè. Credo che la scuola, supportata dalla famiglia, debba farsi carico di queste responsabilità differenziate, ma complementari. Quindi dovrebbe esserci una corresponsabilità educativa. Ad oggi sento di dover ringraziare lei, ma anche altri insegnanti e sicuramente la mia famiglia perchè hanno fatto si che io abbia potuto comprendere il significato di tutto ciò. Auguro a me stessa di poter diventare prima di tutto una brava insegnante di vita, oltre che di una qualunque materia scolastica e che, un giorno un bambino possa avere un ricordo positivo di me, proprio come io sto ricordando ciò che l'insegnante di arte ha rappresentato nel mio percorso scolastico.

    DESIRE' TRAVAGLIONE

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  19. La mia carriera scolastica non è cominciata nel migliore dei modi. A causa della mia timidezza, che mi bloccava a tal punto da non riuscire a parlare, andare alla scuola dell'infanzia era un vero e proprio trauma. L'ambiente era tranquillo e accogliente ma il mio carattere mi impediva di essere completamente serena. Sono riuscita a fare un passo in avanti in prima elementare, quando ho conosciuto la mia maestra di italiano e inglese. Non da subito però, poiché lei era da un lato simpatica e comprensiva, ma dall'altro sapeva essere molto severa, ci sgridava quando ce ne era il bisogno, faceva bene il suo lavoro e perciò pretendeva tanto da noi. Credo sia stata la combinazione dei nostri due caratteri a farmi diventare tra le prime della classe (almeno in quei cinque anni), perché io la temevo a tal punto che volevo che fosse contenta di me, e non che avesse la necessità di rimproverarmi.
    Ci propose il sistema degli smile: una faccina sorridente, una triste e una a metà tra le due; ne assegnava una ad ogni bambino, ogni giorno, in base a come avevamo svolto i compiti. Per me era molto gratificante vedere una lunga fila di faccine verdi e sorridenti su un grande cartellone attaccato al muro, mi spronava a non rovinare la sequenza con una faccina diversa da tutte le altre.
    Pian piano la "paura" é svanita, finché quest'insegnante è diventata l'unica con cui mi sentivo finalmente a mio agio a scuola. Mi ha fatto scoprire la "passione" per l'inglese, seguivo con tanta attenzione in più le sue lezioni. Ci faceva ascoltare dialoghi, canzoni adatte all'apprendimento della lingua, ma soprattutto canzoni famose. Durante questi esercizi di scrittura e traduzione quasi ogni volta lei chiamava me alla lavagna, per "farmi esporre", facendo però, qualcosa che sapeva mi piacesse. Per me era un divertimento scoprire cosa volessero dire quelle canzoni che avevo ascoltato tante volte senza comprenderne il significato. Quest'interesse nato alla primaria l'ho portato avanti fino a oggi, e mi ha permesso di affrontare a scuola una materia che in generale non piace a molti, con più facilità. Per questo le sono grata, le sono grata per avermi permesso di superare (quasi del tutto) un mio grande limite, mi ha fatto vedere il bello della scuola e per questo mi ha trasmesso la voglia di tornaci, non come alunna ma come maestra.

    Chiara Del Re

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  20. Durante il mio percorso scolastico ho avuto modo di conoscere diversi maestri e professori, ognuno dei quali mi ha lasciato qualcosa. Ma in particolare, mi risulterà difficile dimenticare la Professoressa di Letteratura Italiana, che è stata per me una guida dal 1° fino al 5° anno del Liceo. Rinomata per la sua severità, si è subito presentata come una professoressa esigente, ma ricca di passione per il suo ruolo. Una donna molto istruita che mette anima e corpo in ciò che fa e richiede serietà da parte degli studenti, motivandoli a studiare con il suo motto “la cultura ci rende liberi”. Quello che di lei mi ha maggiormente colpito è che durante le verifiche orali, non si limitava a fare domande sulla lezione che avremmo dovuto portare, ma il suo obiettivo era quello di stimolare le nostre capacità logiche e di ragionamento, per cui era solita ricollegarsi anche ad argomenti che avevamo già trattato negli anni precedenti, tant’è che grazie a lei difficilmente dimenticherò i maggiori personaggi della Letteratura Italiana, con le opere che li hanno resi immortali. Molte volte ci chiedeva di esprimere le nostre opinioni riguardo a temi di attualità, per favorire lo sviluppo del nostro senso critico. Un altro aspetto che faceva di lei una professoressa degna di essere definita tale, è che alla fine di ogni verifica orale, chiedeva ad ogni studente di autovalutarsi oppure di esprimere un giudizio sulla performance dei compagni, tenendo conto non soltanto del livello di preparazione, ma anche del modo di esprimersi e di fare collegamenti con altri temi. Tutto questo, alla fine, mi ha permesso di studiare con dedizione e costanza, facendomi riflettere su quello che avrei potuto migliorare di me e sul fatto che non bisogna studiare esclusivamente per ottenere un buon risultato scolastico (il che è sicuramente gratificante), ma anche per costruire un bagaglio culturale da portare con sé in ogni esperienza di vita.
    Maria Braccia

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  21. L’insegnante di cui oggi conservo un ricordo positivo? La professoressa di letteratura italiana del liceo. Ad oggi è strano per me affermare ciò se penso che per cinque anni lei è stata la professoressa più temuta da tutti. Professionalmente era molto preparata, dava il massimo in ciò che faceva ma poi pretendeva il massimo da tutti noi. Era l’unica attenta alle esigenze di tutti, comprendeva ognuno di noi non solo dal punto di vista didattico ma anche dal punto di vista ‘umano’. Con un grande bagaglio culturale, spaziava da una materia all’altra per rendere ogni lezione comprensibile, e soprattutto preferiva la lezione euristica alla tradizionale lezione frontale. Ognuno di noi, infatti, ogni giorno era chiamato alla discussione, alla rielaborazione, al confronto e ciò favoriva apprendimento l’uno dall’altro di cui, come diceva lei, ‘dovevamo farne tesoro’. Al termine di ogni interrogazione ognuno era chiamato ad ‘autovalutarsi’. Per cinque anni il momento dell’autovalutazione è stato qualcosa di banale per me, qualcosa di cui non riuscivo a comprendere l’efficacia. Solo oggi mi rendo conto che la sua intenzione non era semplicemente quella di definire un punteggio, ma innescare un percorso di miglioramento in tutti noi. Il suo modo di fare, di pretendere, rappresentavano per me un peso, ma nel momento in cui, al test di ammissione per la facoltà che ora frequento, mi sono trovata di fronte a quesiti di letteratura italiana è stato come risentire nella mente la sua voce, le sue spiegazioni che al liceo mi sembravano insignificanti ed inutili. Allora ho capito che quella professoressa l’avrei ricordata per sempre. Con la sua serietà e responsabilità è stata molto più che una semplice insegnante, e la ricorderò anche per ciò che, chiusi i libri di scuola, mi ha insegnato. Posso dire che colei per la quale non ho provato molta stima durante gli anni del liceo, oggi è il prototipo di professionista ma soprattutto di persona a cui aspiro a diventare.

    Michela D'Atena

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  22. Teresa Dinunzio20 novembre 2016 11:12

    La matematica è sempre stata la mia materia preferita fin da quando ero bambina. Forse è stato merito delle insegnanti della scuola elementare e della scuola secondaria di primo grado. Sono state insegnanti eccezionali, amavano la loro materia e mi hanno trasmesso questa loro passione. Non posso dire lo stesso degli insegnanti che ho avuto al liceo scientifico: infatti avevo scelto questo indirizzo proprio perché ero particolarmente portata per le materie scientifiche, ma purtroppo non ho ricevuto messaggi positivi dai miei insegnanti.
    In particolare vorrei parlare della mia insegnante di matematica della scuola elementare, perché è lei il mio modello. Per me le conoscenze di base sono state fondamentali in tutto il mio percorso di studio e, per questo, devo ringraziare lei per avermele insegnante nel miglior modo possibile.
    Prima di introdurre un nuovo concetto, si accertava sempre che tutti avessero appreso il concetto precedente. Solo se nessuno aveva problemi andava avanti, altrimenti lo rispiegava di nuovo.
    Le lezioni con lei non erano mai monotone e noiose e soprattutto non erano tutte uguali: ogni giorno faceva esempi diversi, utilizzava situazioni della vita quotidiana per spiegare una nuova regola, usava gli strumenti più svariati e soprattutto era capace di coinvolgerci, di portarci con lei in un mondo dove non c’era altro che la matematica. Una volta spiegata la nuova regola ci dava subito degli esercizi da svolgere in classe e, chi finiva prima e li svolgeva correttamente, riceveva un bel “bravissimo/a”. Ricordo ancora le pagine intere di esercizi da fare a casa che mi sembravano tutti uguali. Però è stato soprattutto grazie a questo intenso allenamento che ho raggiunto ottimi risultati.
    Nella mia classe c’era un bambino che aveva delle difficoltà ad apprendere e capitavano delle volte in cui la sua insegnante di sostegno era assente. La mia insegnante di matematica, quando finivo subito gli esercizi, mi chiedeva di aiutarlo. Io ero felice e devo dire che me la cavavo abbastanza bene. Forse è proprio grazie a questo che ho iniziato a maturare la mia idea di insegnare. Anche quando studiavo a casa, immaginavo sempre di avere davanti a me una classe di bambini a cui spiegare la lezione. Con il passare degli anni mi sono sempre più convinta che il mio futuro sarebbe stato tra quei banchi di scuola a insegnare la materia più odiata da tutti e a trasmetterla con passione, con la stessa passione con cui la mia insegnante l’aveva trasmessa a me.

    Teresa Dinunzio

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  23. Lorella Di Vico21 novembre 2016 00:54

    Buongiorno a tutti,
    raccontare di un insegnante di cui conservo un buon ricordo non è facile, sia perché son passati diversi anni e i ricordi tendono ad affievolirsi, sia perché ce ne sono stati diversi, che o per le loro metodologie e/o per la loro passione, mi hanno lasciato una piccola traccia positiva. Tuttavia mi vien da pensare spesso nella mia vita a due episodi, legati a due diversi insegnanti, entrambi relativi al rafforzamento della mia autostima.
    Non sono né una bella ragazza, né una ragazza particolare…così anche da piccola come bambina mi sono sempre sentita una tra tante, anzi forse vedevo in ogni altra persona un aspetto speciale ma in me stessa no. Ricordo che i primi due anni delle scuole elementari ho avuto una maestra unica e che poi al terzo anno si sono aggiunti a lei diversi maestri. Si chiamava Augusta, una donna calma, bellissima, che amava il suo lavoro e che ci faceva sentire tutti speciali, ognuno con le proprie peculiarità. Forse aveva compreso che mi sentivo più brutta rispetto alle mie compagne? Fatto che sta che un giorno chiese ai bambini interessati a me di alzare la mano….io volevo morire…ovviamente immaginavo che nessuno, o al massimo un mio compagno, lo avrebbe fatto invece la maggioranza dei maschietti della classe alzò la mano. Mi accorsi che non era necessario essere belle per piacere agli altri…mi sentivo strana, imbarazzata, ma anche contenta. Così spesso nella mia vita ho cercato di apprezzare me stessa attraverso quello che gli altri vedevano/vedono di bello in me.
    L’altro episodio riguarda la mia professoressa di matematica del biennio del liceo scientifico. Una signora anziana, robusta, dura, un po’ rude nei modi. Bravissima nello spiegare la sua materia, un po’ mi intimoriva durante le interrogazioni e durante le lezioni in generale. Un giorno tuttavia andai al colloquio con i genitori e disse una cosa a mia madre che lì per lì spiazzò entrambe, ma poi nei giorni seguenti mi portò a riflettere e a capire che in effetti non si sbagliava. Disse: “ Signora, Lorella è una brava ragazza, educata, studiosa” (o qualcosa di simile)… “ma lei deve smettere di intimorirla, questa povera ragazza è una sua succube…la lasci vivere a modo suo, la lasci sbagliare”….nella realtà mia madre non era una donna molto severa ma capii cosa voleva dire quando iniziai a notare che ogni volta che volevo aiutarla lei mi correggeva in ogni minima cosa, anche nel dettaglio più insignificante. Ciò aveva portato in me la paura di sbagliare nel fare le cose e ad adottare la tattica di non farle: meglio non fare e quindi non sbagliare piuttosto che fare ed essere ripresi. Una cosa gravissima che ancor oggi fa parte del mio carattere purtroppo anche se ogni tanto “mi butto” proprio pensando a quelle parole… pensando che non esiste un unico modo per arrivare a dei risultati, che ci sono diverse strade e che non necessariamente quella della precisione, o quella più veloce sono le migliori.
    Quindi se un domani avrò l’onore di diventare un insegnante vorrei trasmettere la mia passione per l’insegnamento, il desiderio di scoprire cose nuove ma soprattutto vorrei capire fino in fondo i miei alunni e rendere speciali ognuno di loro.

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  24. Durante la mia carriera da studentessa, nel mio percorso formativo ho incontrato molti professori bravi e competenti, alcuni “non competenti”, chi ha lasciato un segno, chi è semplicemente svanito nel dimenticatoio.
    Mi soffermerei sul mio ex professore d’italiano. Prima delle superiori, l’italiano e in generale le materie umanistiche mi erano sempre sembrate interessanti ma, non mi applicavo particolarmente.
    In 2° superiore arrivò nella mia scuola il suddetto professore e, sin da subito mi impressionò. Devo dire che grazie ai suoi insegnamenti ho deciso di intraprendere questo corso poiché mi ha dato un’esperienza positiva sugli insegnanti e, che, con metodi didattici efficienti si può dare un feedback positivo agli allievi.
    Il suo metodo d’insegnamento comprendeva sia lezioni espositive, abbastanza lineari nelle quali, faceva sottolineare sul libro i concetti essenziali secondo lui, dopodiché spiegava gli argomenti sottolineati precedentemente. Secondo la mia opinione, il sottolineare gli argomenti, aiutava molto nel rimanere concentrati.
    Alcune volte, quando si trattava di parafrasare una poesia, la lezione assumeva un carattere euristico, nelle quali, l’insegnante alternava il parafrasare la poesia con domande rivolte a noi alunni per identificare il livello di attenzione e di apprendimento.
    Per quanto riguarda il metodo per verificare l’acquisizione delle conoscenze, solitamente le verifiche di apprendimento erano orali. Durante tali verifiche il professore dava un input con cui partire, l’allievo iniziava a parlare del taluno argomento, durante l’orazione verificava le conoscenze apprese tramite domande specifiche sull’argomento trattato. Maggiore era la conoscenza della materia , più mirate erano le domande poste, di conseguenza maggiore era il voto.
    La verifica scritta invece avveniva ,spesso con questionari a domanda multipla o con domande dirette a cui rispondere. La valutazione in decimi.
    Per me, ma penso anche per altri alunni, il mio professore è stato un punto di riferimento durante la mia carriera scolastica e, sicuramente mi ha spronata a voler essere, in futuro, una brava insegnante.
    Rosa Lecce

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  25. Durane gli anni della scuola primaria la matematica non era la mia materia preferita. Nei primi due anni delle scuole medie fu quasi eliminata dalle materie scolastiche visto che passavamo tutto il tempo a giocare a carte o a guardare film…al professore non piaceva molto insegnare. E poi in terza media arrivò lei. Non ricordo molto bene il suo metodo di insegnamento ma so che da quel momento la matematica diventò la mia materia preferita. La professoressa era molto competente, cercava di coinvolgere gli alunni in quello che si faceva e fu bravissima a farci recuperare tre anni in uno. La lezione era molto interattiva e molti facevamo a gara per rispondere prima o per consegnare per primi le verifiche, compresa me. Quando lei ci disse che molto probabilmente l’anno dopo sarebbe andata ad insegnare chimica allo scientifico io fui molto contenta. Purtroppo però non capitò nel mio liceo. Lei insegnava anche scienze e quindi avevamo poche ore per recuperare tutto in poco tempo. Organizzò ore pomeridiane per terminare tutti i programmi entro fine anno e ci riuscì. Anche facendo tutto di fretta noi volevamo imparare e apprendevamo con velocità, cosa che nelle altre materie non accadeva. All’esame di stato finii il compito di matematica in un quarto d’ora. Presi il massimo e fu una soddisfazione per me, soprattutto ripensando all’infanzia. Non ho mai avuto il piacere di rincontrarla e di dirle grazie per quello che fece e soprattutto grazie per avermi fatto capire che la matematica non era brutta e incomprensibile.
    Sofia Formati

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  26. In una vita spesa a scuola, per uno studente è davvero difficile parlare di un singolo insegnate che lo abbia colpito in positivo. Sarebbe stato più simpatico parlare anche di quell'insegnate che ha segnato il nostro apprendimento in negativo,per trovare una spiegazione anche ai nostri limiti (nel mio caso particolare, il mio "trauma da matematica" in terza elementare).
    Fatta questa piccola premessa, un insegnate che ricordo con molta stima è senz'altro il mio professore di Italiano e Latino avuto in terzo superiore. Un uomo di una vastissima cultura nonostante i suoi freschi trent'anni,affascinante, dai grandi occhi blu e dall'umorismo misto a una serietà molto professionale. Dimostrava tutta la sua passione per la letteratura di ogni genere anche nell'insegnamento, sapendo coinvolgere noi allievi di liceo classico come pochi hanno saputo fare in cinque anni. Per non parlare di come spiegava l'Inferno Dantesco: passeggiando tra i banchi, recitava e leggeva i Canti cambiando tono di voce ad ogni personaggio, divertendo noi e divertendosi lui stesso al contempo nel recitare. Le sue interrogazioni poi, non destavano mai ansia e paure nella nostra classe; la mia classe di liceo era formata prevalentemente da ragazzi e ragazze che facevano del voto alto la loro missione di vita e quando lui ci spiegò le sue modalità di valutazione, fu musica per le loro orecchie! Per chi avesse saputo rispondere adeguatamente a tutte le sue domande sugli argomenti trattati per ultimi, avrebbe avuto l'otto assicurato. Se volevi avere di più? Dovevi sapere alla perfezione anche tutti gli altri argomenti spiegati in precedenza, con annessi dettagli da lui spiegati in classe non presenti sul libro. In poche parole, tutto il programma di letteratura del terzo anno. Le sue interrogazioni erano una sfida personale per ognuno, nessuno si sentiva mai scoraggiato nell'affrontarle dal momento che, pur facendo uno sforzo minimo, l'otto era comunque assicurato. Fortuna fu per lui che gli capitò una classe di persone ambiziose!! Persino io quell'anno riuscii a prendere un bellissimo e irripetibile nove in Letteratura Italiana, cosa che negli anni successivi non è più accaduta. Ricorderò sempre il piacere che ci dimostrava nel condividere con noi la sua passione (soprattutto per le strategie militari degli antichi romani), il suo saper spiegare e chiarire concetti; ma soprattutto, la sua gioia nell'insegnare in un liceo dove per lui era quasi un onore farne parte. Purtroppo ho avuto il piacere di averlo come insegnate solo per un anno dal momento che ha continuato spesso a cambiare scuole nella nostra piccola regione. Ma, essendo un giovane uomo, anche a distanza di anni ho il piacere di incontrarlo spesso in giro per la città in situazioni meno formali, ricordando con simpatia le nostre avventure in classe sorseggiando una bella birra fresca!
    Alessandra Petti

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  27. M.S.
    Lungo tutta la mia carriera scolastica ho conosciuto davvero tantissimi insegnanti ma, quella che porto nel cuore ancora oggi è la maestra di italiano. Potrei dire che è stato “amore a prima vista”tra me e lei. Ritenuta dalla maggior parte della classe la maestra severa, a me ha affascinato fin da subito per la sua preparazione e la dedizione che ha sempre mostrato per il suo lavoro e i suoi alunni. La sua “missione” quotidiana non era solo quella di inculcarci dei contenuti ma, soprattutto darci le basi per diventare dei buoni adulti trasmettendoci i valori della lealtà, del rispetto, della bontà e dell’amicizia. Ricordo con piacere le sue lezioni di grammatica, le lunghe poesie da imparare settimanalmente, i dettati che attendevo sempre con grande gioia per mostrarle i miei miglioramenti. Ha saputo trasmettermi l’amore per la scrittura, grazie ai temi, e per la lettura. Una sua idea brillante fu quella di organizzare una biblioteca in classe portando dei libri da casa; in questo modo, oltre a farci leggere, ci fece comprendere come viene gestita una biblioteca. Ha sempre dato molta importanza alla didattica, avendo la capacità di dare poi un “risvolto pratico” alle sue lezioni rendendole sempre interessanti e stimolanti . È stata come si suol dire una “insegnante tosta” sotto l’aspetto didattico perché molto esigente, ma ha dato molta importanza anche all’aspetto “più umano” tra noi alunni. Infatti spesso ci faceva lavorare in gruppo sia a casa che in classe con lo scopo di responsabilizzare- l’allievo più bravo doveva aiutare quello più in difficoltà- ma anche di socializzare: oltre ai gruppi all’interno della classe, soprattutto in quinta elementare, ci mischiava con gli alunni dell’altra sezione in vista poi del passaggio alle medie. Dunque, il mio ricordo è legato a lei perché, oltre alle basi che ha saputo darmi, ha lasciato un segno positivo dentro di me per la sua grandezza di insegnante a 360 gradi. Sarà sicuramente la maestra Annamaria il mio esempio da seguire per diventare un’insegnante competente e amata dai suoi alunni.

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  28. Quando penso alla mia carriera scolastica mi torna in mente,inevitabilmente, la mia maestra delle elementari. Ho avuto stima di lei sin dal primo giorno di scuola quando entrò in classe con la sua grazia, la sua pacatezza e il suo dolce sorriso. Erano evidenti l'amore e la passione per il suo lavoro, la cura e la dedizione in tutto quello che faceva. È sicuramente anche merito suo se sin da bambina,ad ogni pranzo di famiglia,giocavo a fare la maestra con i miei familiari e se ho intrapreso questo percorso oggi.
    Oltre ad essere una donna molto colta si è sempre mostrata attenta e disponibile con i suoi allievi entrando con discrezione nelle vite di ognuno di noi. Ci ha sempre mostrato la sua stima e la fiducia. Ogni giorno correggeva i compiti di tutti noi e questo, oltre ad essere molto gratificante,ci spronava a fare sempre meglio. Non dimenticherò mai quei banchi a ferri di cavallo, i lavori di gruppo, i numerosi progetti, le varie uscite didattiche..ma soprattutto i suoi innumerevoli insegnamenti (non solo scolastici), le gare di tabelline e verbi che sotto l'aspetto del gioco rendevano meno pesanti le 5 ore scolastiche, favorivano l'apprendimento e ognuno di noi era molto stimolato e felice di dare il proprio contributo alla squadra. Ha sempre preteso molto da noi, ci ha spronati al dialogo, al confronto, alla discussione,ad accettare ogni minima diversità e aiutare chi era in difficoltà; ci ha rimproverati se ce n'era bisogno e richiamava qualsiasi comportamento sbagliato.
    Sarà sempre un mio modello di vita e conservo con affetto la pergamena che ci regalò l'ultimo giorno di scuola: 'Custodisci nel cuore i buoni sentimenti. Volgi l'intelletto alla conoscenza. Virtù e saggezza guidino i tuoi passi'.

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  29. Non ho incontrato insegnanti perfetti durante il mio percorso di studi. Forse gli insegnanti perfetti neanche esistono. Se dovessi,quindi,pensare a quale insegnante, tra i tanti che ho conosciuto , mi ha fatto capire di voler diventare, un giorno, una maestra, non saprei quale scegliere. Perché ciascuno di loro ha pregi e difetti.
    La maestra che un giorno, spero, diventerò dovrà avere le peculiarità che più mi hanno colpito di ognuno di loro . Vorrei le capacità della professoressa S. di trattare tutti gli alunni allo stesso modo, con lo stesso metro di giudizio. Con lei non esistevano privilegi, simpatie, belle facce; tutti eravamo sullo stesso piano. Lei è stata l'unica che ha capito che quel voto, che era obbligata a segnare, non valutava la persona, ma valutava le competenze e le conoscenze della persona. Vorrei essere la professoressa R. quando spiegherò, perché quando lei parla i suoi occhi risplendono. Perché ha la capacità di far appassionare i suoi alunni alle lezioni, mostrando solo il suo amore per quella materia. L'insegnante che spero di diventare vorrei avesse legami empatici con gli alunni, proprio come il mio professor D.L. con me, che sapeva bene che la fisica non sarebbe diventata la mia scelta di studi, ma che non smetteva mai di sorprendermi andando oltre quelle leggi e teorie , sperimentando e analizzando casi che mi potessero far appassionare, proprio come è successo a lui.
    Non posso non prendere in considerazione la dolcezza e la creatività della maestra M. che inventava ogni settimana delle canzoncine per la lezione, che tuttora canticchio; la diligenza della professoressa P. , l'entusiasmo del professor F. , la dedizione del professor B.
    Tutto questo è quello che vorrei essere. Non è stato un insegnante in particolare a farmi pensare "Un giorno diventerò maestra"; io questo l'ho capito tramite una serie di personali esperienze. Gli insegnanti che ho incontrato mi hanno spinto a sostenere "Un giorno diventerò questo tipo di maestra".
    Mariachiara Carriero

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  30. L’importanza e il valore di un insegnante, di una maestra, lo riusciamo a comprendere solo dopo, quando siamo un po' più grandi o dovrei dire maturi. Per me è stato proprio così. Non so perché accada in questo modo. Succede e basta.
    Alcuni degli insegnanti che ho avuto sinceramente non li ricordo proprio bene, altri li ricordo o meglio ricordo il “timore” che provocavano ma il ricordo che ho di lei, la mia maestra delle elementari, è un ricordo ricco d’affetto come quello che lei trasmetteva a noi durante le sue lezioni o meglio come lei le chiamava “fantastiche avventure” . Appena entrava in classe ci accoglieva con un grande sorriso e parole d’affetto per tutti. Era interessata a tutto quello che avevamo da raccontare, con lei potevi essere te stesso senza il timore di sentirti inadeguata, aveva tempo per tutti, tutti avevano l’opportunità di esprimersi. Non avevamo l’obbligo di seguire il libro. Durante le sue lezioni era bravissima a coinvolgerci con storie fantastiche e personaggi immaginari che si potevamo aggiungere alla storia. Noi stessi potevamo trasformare il racconto e capovolgerlo in tante altre storie. Alcuni personaggi li ricordo ancora oggi. Ricordo l’emozione e le bocche appese di noi piccoli “esploratori” quando la storia era spaventosa. Si perché si raccontavano anche storie dove c’erano draghi e lupi e dove non c’erano tutte le preoccupazioni alle conseguenze negative delle fiabe. Giocavamo anche ad avere paura e sconfiggerla magari con l’aiuto di uno di noi che sfidava il lupo cattivo e lo mandava via. In ogni storia c’erano delle prove da superare e potevamo unirci e collaborare insieme per trovare soluzioni. Eravamo tutti motivati a partecipare e incuriositi dal prosieguo del racconto. Io non so se la mia maestra avesse fatto del teatro ma ricordo che con la voce e tutta la combinazione di gesti che faceva era capace di farci viaggiare con la fantasia riuscendo a materializzare le sue parole. Personaggi, ambienti fantastici erano tutti lì davanti ai nostri occhi, e li riuscivamo anche a disegnarli dopo. Si inserivano all’interno della storia parole inventate da noi, parole che non avrebbero avuto significato per chi non si fosse trovato nella classe in quel momento. Con lei facevamo un po' tutte le materie ma era come farne una sola. Affrontavamo la realtà da tutti i punti di vista usando come mediatore la creatività. Una creatività che ci faceva stare sempre con la mente a lavoro, sempre a far domande a risolvere problemi.
    Io una maestra così a dir la verità la posso ricordare solo attraverso l’immaginazione perché realmente non l’ho avuta. Questo però è il profilo dell’insegnante da cui vorrei partire per diventare un giorno una maestra. So che non sarà facile ma vorrei esser capace di far sognare i bambini, di abituarli alla creatività, forse un po' abbandonata nelle nostre scuole e solo recentemente rivalutata a fatica. Le fiabe servono alla realtà (che sia scolastica o un’altra realtà) come la realtà serve alle fiabe. Servono al bambino ma anche all’uomo. Tutti possono essere creativi ed è più facile continuarlo ad essere che diventarlo. I bambini lo sono già per natura, trovare le chiavi per stimolarli rimane compito degli insegnanti. Io spero un giorno di diventare questo tipo di maestra e magari i miei (futuri) ex alunni mi ricordino a loro volta con affetto.
    Scarico Maria Rita

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  31. Nei miei tredici anni di carriera scolastica posso dire di aver incontrato insegnanti di ogni tipo, dall’isterico al gentile, dal tradizionalista all’innovatore. Ognuno a proprio modo è riuscito a lasciare il segno dentro me. Ovviamente c’è un’insegnante che porterò per sempre nel cuore, la mia professoressa di italiano e latino del triennio al liceo. Non era una di quelle insegnanti docili e menefreghiste, aveva un carattere forte, a volte duro e scontroso. Nonostante questo, però, ha lasciato in me un segno più che positivo. Una persona innamorata del sapere e dedita al suo mestiere, acculturata e intelligente. All’inizio non pensavo potessi arrivare a “volerle bene”, pretendeva che tutti fossimo latinisti esperti, e diciamocelo, il latino non è mai stato il forte di persone allo scientifico. Nonostante noi non fossimo latinisti né amanti della “Commedia” Dantesca, cercava in ogni modo di avvicinarci al mondo umanistico, teatri, film e chi più ne ha più ne metta. Dalle mie parole potrebbe sembrare antipatica, troppo autoritaria o esigente, ma giuro che non è così. Dopo averla conosciuta, abbiamo instaurato un rapporto quasi d’amicizia, fatto di opportunità e possibilità, dava a noi il compito di decidere cosa portare e come strutturare la lezione. Può sembrare che aver lasciato il segno in positivo, essendo una persona rigida, sia impossibile, e invece no. Un giorno vorrei essere almeno un po’ come lei, vorrei che i miei bambini pensassero di me che sono una brava insegnante nonostante il modo, apparentemente duro, di essere. Vorrei prenderli per mano, giocando, scherzando ed insegnando nel contempo e portarli verso l’apprendimento fatto non solo di saperi, ma anche di esperienze significative che potranno servirgli in un futuro.
    Federica Gravina

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  32. Nel mio percorso scolastico ho avuto l'occasione di incontrare diversi insegnanti, che in positivo o in negativo hanno contribuito alla mia crescita,non solo scolastica ma anche umana. Alcuni hanno avuto l'onore di entrare nelle mie glorie, altri purtroppo no. Se qualcuno mi domandasse che tipologia d'insegnante vorrei diventare da grande il mio pensiero andrebbe immediatamente alla mia maestra di italiano delle elementari, ecco io in un futuro vorrei essere come lei. Un animo dolcissimo pronto ad aiutare chiunque in ogni difficoltà. Scolasticamente parlando era molto preparata e ci teneva affinchè noi apprendessimo nel miglior modo possibile. Ricordo che per invogliarci a studiare i verbi, organizzava delle gare; divideva la classe in due squadre e lei iniziava a chiedere il tempo e il modo di un verbo, e lì si scatenava l'inferno, tutti che provavano a dare la risposta esatta pur di far acquistare un punto alla propria squadra. Noi incosapevolmente conciliavamo due cose contemporaneamente : l'apprendimento e il divertimento. Non posso non fare un paragone con Lucrezio,grande poeta latino, di quando ci parla di come i medici pur di far bere la medicina amara ai bambini cospargevano il bordo del bicchiere con del miele, cosi i bambini addolciti dal miele non soffrivano molto per l'amaro della medicina, che portava a loro dei benefici. Ecco, cosi la mia maestra pur di farci apprendere addolciva il tutto con dei giochi. Le sue lezioni erano cosi leggere e piacevoli che era un piacere ascoltarla, sarei stata ore ed ore ad ascoltare la sua voce, rendeva tutto più bello ed interessante. Era sempre pronta ad organizzare qualcosa di diverso per farci conoscere il più possibile cose a noi ancora celate. Ricordo che aveva a cuore molto le uscite didattiche affinchè noi potessimo esplorare e affinchè potessimo apprendere non solo seduti in aula, ma anche all'aperto.Credo che se lei è riuscita ad entrare nelle mie glorie, non è solo per il suo lato d'insegnante ma anche per il suo lato umano, perchè bisogna ricordarsi che prima di essere insegnanti, medici, avvocati, ingegneri, siamo degli esseri umani. Dai suoi occhi traspariva la gioia di fare quel lavoro quella gioia che ci coinvolgeva ogni giorno durante le sue lezioni. Un mio professore del liceo mi diceva sempre che se nella vita riusciremo a fare il lavoro che abbiamo sempre sognato, non lavoreremo mai, perchè fare qualcosa che ci piace è una gioia.
    Lucia Limosani

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  33. “L’educazione è il grande motore dello sviluppo personale. E’ grazie all'educazione che la figlia di un contadino può diventare medico, il figlio di un minatore un capo miniera o un bambino nato in una famiglia povera il presidente di una grande nazione. Non ciò che ci viene dato, ma la capacità di valorizzare al meglio ciò che abbiamo è ciò che distingue una persona dall'altra.”
    E’ con questa frase di Nelson Mandela che la mia professoressa di italiano ci diede il benvenuto alle superiori. Ho deciso di riproporre questa frase perché descrive a pieno ciò che lei voleva insegnarci, formandoci non solo dal punto di vista culturale ma soprattutto dal punto di vista umano. Ed effettivamente ci ha sempre spronati a valorizzare qualsiasi nostro punto di forza, incoraggiandoci nonostante le differenti difficoltà che caratterizzavano le varie personalità della classe. A.d.B. ci accompagnò per tutto il percorso scolastico, ci ha visto crescere e anche lei ha contribuito alla nostra maturità e alla consapevolezza del mondo che ci circonda. Tuttavia, quest’opinione positiva nei suoi riguardi l’ho acquisita soltanto nel corso degli anni. Se i primi anni mi avessero chiesto un parere sulle sue modalità di insegnamento non avrei certo risposto in modo positivo. Probabilmente non ancora ero cosciente dei requisiti di un corretto metodo di insegnamento. Infatti la professoressa si presentava nelle vesti di una persona molto autorevole e pretendeva la massima serietà riguardo il rapporto docente-alunno. Di fatto serbava sempre un certo distacco con noi alunni ma allo stesso tempo nutriva nei nostri confronti un rispetto profondo. Tuttavia, con il tempo, capii che sarebbe stata la professoressa che mi avrebbe aiutato a conseguire una corretta metodologia di studio. Lo studio che pretendeva da noi alunni non era di tipo mnemonico ma concettuale in modo tale da assimilare ed arricchire sempre al meglio il nostro vocabolario. Inoltre ci spronava ad avere sempre un forte senso critico, ad assumere iniziative personali, a formulare giudizi. La sua intenzione era quella di indurci in un lungo percorso di crescita personale, di scoperta e di realizzazione del proprio compito nella società.
    Mi insegnò ad essere costante, corretta nei confronti dei professori e di tutte le persone che mi circondano e soprattutto mi insegnò l’amore per la lettura. Alternava momenti di lezione frontali con lezioni interdisciplinari e interattive. Tra una lezione sulla Divina Commedia e un libro concluso di Khaled Hosseini, svolgeva delle lezioni interattive che consistevano nella lettura del giornale del giorno e sull'espressione del nostro parere sugli eventi sopra riportati.
    Univa, quindi, momenti di autorevolezza e serietà a momenti di comprensione materna. Il suo obiettivo era quello di insegnarci non solo letteratura italiana ma anche dei valori che ci hanno permesso di essere critici sul mondo e sulle sue sfumature. Questo occhio critico sugli avvenimenti e la società ci ha spinto a vivere con un etica che non tutti possiedono e per questo motivo la ringrazio.
    A lei probabilmente devo la mia scelta universitaria perché mi sono resa conto che l’insegnante ha un ruolo importante nella società in quanto forma e modella giovani menti ed ho capito che vorrei diventare una maestra di vita proprio come lei lo è stata con me.
    Ilaria Natale

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  34. Se mi fermo a pensare a tutti gli insegnanti che mi hanno accompagnata lungo il mio percorso scolastico, non posso non ricordare la mia professoressa di scienze umane degli ultimi tre anni del liceo: una "piccola" grande donna, data la sua bassa statura. Le sue lezioni non erano solo una trasmissione di informazioni in cui gli alunni rimanevano passivi, anzi lei cercava sempre di interagire con noi ponendoci domande e mettendoci nelle condizioni di giungere alla risposta. Il clima che si respirava in classe non era affatto teso: dotata di un particolare sensibilità e disponibile al dialogo, riusciva sempre a mettere a proprio agio tutti gli studenti. Lei procedeva per punti chiave e trattava ogni argomento con parole semplici, affinchè apprendessimo i punti fondamentali e ne avessimo una visione d'insieme. Lei ha sperimentato diversi metodi didattici, proponendoci, attraverso articoli di giornale, libri di autori studiati e approfondimenti di vario genere, tanti lavori di gruppo che consistevano nell'individuare, selezionare e sintetizzare insieme il tema trattato, in modo da sviluppare in noi senso di collaborazione e confronto tra le diverse opinioni. Molte erano le ricerche individuali che a fine lezione lei ci proponeva su argomenti trattati in classe: queste poi, andavano ad accresere, al momento delle interrogazioni, il voto finale, quasi come un premio dello sforzo dimostrato. Al termine della verifica, dopo che lei aveva trascritto il voto sul registro, arrivava il momento dell'autovalutazione, che lei riteneva importantissimo perchè ci portava a riflettere sulle nostre aspettative e sul valore del tempo trascorso a studiare, capire e approfondire: ognuno di noi doveva autovalutarsi ed esprimere il voto che pensava di meritare. Dopo il confronto tra i due voti, quanto più il voto dell'alunno si avvicinava a quello dell'insegnante, l'alunno si sentiva partecipe del suo percorso di apprendimento e alimentava il suo spirito critico. Grazie a lei, ho avuto la fortuna di visitare carceri, centri anziani e centri per disabili, occasioni preziose che mi hanno consentito di conoscere realtà delicate e diverse e a rendermi conto dell'importanza del ruolo degli educatori e degli insegnanti che compiono un grande lavoro con dedizione e amore per il prossimo. Ed è per tutti questi motivi che ho deciso di intraprendere questo percorso che mi aiuterà a cresce personalmente e professionalmente affinchè io possa diventare un punto di riferimento come lo è stato per me la mia insegnante con cui ho condiviso tutte queste esperienze.

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  35. Mi è un po’ difficile fare un racconto preciso di un professore, di una maestra o di un’insegnante , perché sono passati un bel po’ di anni da quando ho terminato gli studi. Tuttavia ricorderò sempre con grande affetto colui che è stato il mio professore di storia e latino alle superiori. Quello che colpiva del professore era la calma con cui affrontava ogni lezione, sia durante la spiegazione che durante le interrogazioni; una persona che riusciva a trasmettere grande tranquillità e serenità e in questo modo le nozioni sembrava ti entrassero in testa con estrema facilità. Allo stesso tempo però era anche una persona molto esigente, che non ammetteva che su determinate cose, sulle quali aveva insistito tanto, durante le spiegazioni, si facessero errori; le nozioni fondamentali dovevano essere quindi acquisite da tutti senza possibilità di sbagli. Il professore era convinto che in qualsiasi alunno, da quello diligente a quello svogliato, ci fossero delle qualità e lui stesso impiegava gran parte dell’anno scolastico per tirarle fuori; durante i colloqui , se un’interrogazione o un compito erano andati male, spiegava ai genitori che sicuramente il tutto non era dovuto necessariamente al poco impegno, al poco studio, ma poteva dipendere da altro. Era quindi una persona che riponeva e dava ai suoi studenti una grande fiducia, per questo la maggior parte di loro si impegnava a non tradirla e a dare, nei limiti del possibile, il meglio di se. Anche io mi sono sentita apprezzata, capita e giudicata giustamente dal mio professore, perché lui non si è soffermato alla prima impressione, ha valutato non solo le mie capacità scolastiche, ma ha guardato anche dentro al carattere. Una frase che diceva sempre era: “se son rose fioriranno”; mi auguro che le mie fioriscano presto…….
    Mariacarmela

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  36. Il mio insegnante “preferito”? Non credo ce ne sarà mai uno.
    Non sono mai stata attenta alle loro esigenze né mi sono mai preoccupata del fatto che anche loro come noi alunni, al di fuori, avessero una vita della quale non eravamo a conoscenza. La mia professoressa di inglese del liceo ha sempre attirato l’attenzione su di sé con vestiti fuori dal comune e il suo umorismo inglese, era un libro chiuso per quanto riguarda la sua vita, voleva sempre mantenere un certo grado di riservatezza e si indispettiva quando le venivano fatte domande private: nessuno doveva sapere, nessuno doveva sentire. Nonostante volesse mantenere il distacco insegnante-alunno (in quanto a vita privata), si comportava in classe come un’amica, eliminando quello che era il precedente distacco e standoci vicino anche nelle giornate “No”. Credo che fosse l’unica con la quale ero a mio agio, perché grazie al suo modo di spiegare riusciva ad attirare l’attenzione, riusciva a farci studiare anche se non volevamo e come ogni buon insegnate dovrebbe fare, capiva qual era il percorso ideale per ognuno di noi. La mia classe per lei era la peggiore. Sempre noi quelli che venivano puniti quando si trattava di far qualcosa e sempre noi quelli che prendevano i voti più bassi. Con lei anche i più bravi avevano qualcosa che non andava, ma sempre, anche inconsapevolmente, riusciva a dimostrare quanto bene ci volesse e quanto voleva che le cose fossero giuste, sia nell’istituto sia tra noi e gli altri insegnanti. La sua frase preferita? “Questo è l’ultimo anno che ci vediamo...”. Per cinque lunghi anni sempre la stessa storia, per poi andare via insieme a noi e continuare a sentirci tutt’ora. Ho scelto lei perché tra i tanti insegnanti credo sia stata la più vera, non si è mai nascosta. È sempre stata Chiara.
    Arcangela Pia Bonfitto

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  37. Alle scuole superiori ho avuto la fortuna di avere come insegnante della materia d’indirizzo del mio liceo, le scienze umane, una professoressa davvero in gamba.
    Questa professoressa non si limitava a fornire nozioni o a trasmettere contenuti inerenti la sua disciplina, ma sapeva andare oltre. Si impegnava affinché le ore di lezione che passavamo con lei fossero coinvolgenti e intense e che soprattutto ci lasciassero sempre qualcosa… qualcosa su cui riflettere, ragionare, qualcosa che ci portasse a sviluppare un pensiero personale e critico della realtà intorno a noi.
    Infatti la mia insegnante di scienze umane ci ripeteva sempre di non accettare nulla in maniera passiva e acritica, che sia l’insegnamento di un sapere o che sia la vita vera e propria, ma di porci domande, di informarci su ciò che non sapevamo, di non accontentarci mai del pensiero di qualcun altro o del pensiero della massa facendolo nostro, perché ognuno è unico nel suo genere, atteggiamento, pensiero.
    La mia insegnante era in grado di capirci, di venirci incontro quando serviva ma anche di rimproverarci se lo meritavamo. Esigeva il rispetto e la sincerità poiché era lei stessa la prima ad averne nei nostri confronti.
    Il suo lavoro era la sua passione! Metteva il cuore in ogni singola lezione e ci spronava a lottare per diventare chi desideravamo essere senza però mai smettere di essere noi stessi, a lottare per realizzare i nostri sogni, a credere in noi e a spendere bene la nostra esistenza, dentro e fuori la scuola.
    Passavamo molte ore con lei che si adoperava nel dimostrarci in maniera pratica, con esempi e racconti, come la pedagogia, la psicologia, l’antropologia e la sociologia non fossero saperi astratti da studiare solo sui libri, ma riscontrabili nella realtà quotidiana, e di come non si trattasse di discipline a sé stanti bensì di una rete di conoscenze tutte riconducibili le une alle altre.
    Spesso ci coinvolgeva nella visione di film affinché ciò di cui avevamo discusso in aula fosse più chiaro, ci rimanesse più impresso ci si mostrasse nella sua concretezza e praticità.
    Proprio tale interesse nel mostrarci l’aspetto più pratico, reale e tangibile dei suoi insegnamenti la portava a farsi carico dell’organizzazione in prima persona di stage formativi, attività e progetti che ci permettessero di fare esperienza diretta sul campo.
    È stata per me un’ottima insegnante, una guida, un esempio di grande professionalità e amore per il proprio lavoro, di onestà e rispetto delle regole, un saldo punto di riferimento su cui poter contare durante i cinque anni di scuola superiore. Grazie a lei, ai suoi insegnamenti, ai racconti dei suoi anni di esperienza lavorativa nelle scuole elementari, il mio interesse nell’ambito delle scienze umane si è radicato e rafforzato tanto da aver ovviamente influito sulla scelta di scienze della formazione primaria come facoltà universitaria.
    La ringrazio tanto e spero di poter anch’io, un giorno, lasciare ai miei alunni qualcosa di positivo che vada oltre agli insegnamenti disciplinari, come lei ha fatto con me.
    Cinzia Burracchio

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  38. Quando penso alla persona che nel percorso scolastico è riuscita a trasmettermi sempre messaggi positivi mi viene in mente la mia maestra delle elementari. Dal primo giorno di scuola l’ho stimata e presa come esempio di vita per la sua allegria, creatività, il suo essere affettuosa con noi e considerarci come figli, il suo modo di insegnare affiancando la lezione con il gioco. Guardando i suoi occhi che si illuminavano vedendoci imparare sempre cose nuove ho capito che avrei voluto diventare anche io una maestra, essere esattamente come lei è stata con me. Dalle sue lezioni non acquisivamo solo nozioni di italiano, storia e geografia, ma erano vere e proprie lezioni di vita grazie alle quali ho imparato ad essere meno timida e più sicura di me con lei grazie a lei che ci spronava continuamente facendoci mettere in scena dei teatrini, balli e canti. Tante volte le ho ripetuto “maestra io voglio diventare come te da grande” e non appena ho saputo i risultati del test di ammissione lei è stata la prima persona a cui ho comunicato l’esito. Con le lacrime agli occhi mi ha abbracciata e mi ha trasmesso lo stesso amore che una madre può dare ad un figlio. È stato in quel momento che ho avuto la conferma del grande esempio che è stata per me, con la speranza di riuscire a diventare anch’io esattamente come lei, un punto di riferimento ed un esempio di vita per i miei alunni.
    Ragnatella Giulia

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  39. Tra i tanti insegnanti conosciuti durante la mia carriera scolastica, quella che ricordo con piacere ed affetto è sicuramente la mia professoressa di scienze umane che mi ha guidata per tutti e cinque gli anni del liceo. Oltre ad essere una donna molto preparata e che mi ha fatto innamorare delle sue materie, la ricordo soprattutto per la sua simpatia,la sua vivacità e la sua disponibilità. Prima di iniziare le sue lezioni si accertava,ponendo alcune domande ad ognuno di noi, che avessimo chiari gli argomenti precedentemente trattati non avendo problemi nell’eliminare dubbi laddove ci fossero. Durante le sue spiegazioni affrontava i diversi argomenti non solo dal punto di vista delle scienze umane,ma anche da quello di altre discipline come la filosofia. Le sue lezioni non sono mai state noiose infatti riusciva sempre a coinvolgerci e tenere alta la nostra attenzione poiché,operando il feedback, si assicurava che ciò che aveva appena spiegato ci fosse arrivato nel migliore dei modi. Dopo aver concluso un argomento, “costruivamo” insieme a lei una mappa concettuale per focalizzare la nostra attenzione sui punti chiave e quindi sui concetti necessari da ricordare. Oltre a ciò, spesso affiancava alle lezioni teoriche la visione di film inerenti all’autore o all’argomento svolto. Successivamente, ci invitava a parlarne e discuterne tutti insieme e così facendo riusciva a farci rimanere realmente impressi ed efficacemente appresi i temi trattati. Privilegiava inoltre il lavoro di gruppo lasciandoci liberi di organizzare e sviluppare un determinato argomento, affiancandoci solamente quando lo richiedevamo. Altra cosa molto interessante è il fatto che durante le sue lezioni,specialmente quelle di sociologia, faceva capo ad eventi attuali spronandoci a fare ricerche approfondite grazie alle quali capivamo il perché trattassimo in classe quegli argomenti e come fossero vicini a noi.
    Importante,a mio avviso, era la sua capacità nel creare un clima sereno sia durante le lezioni e soprattutto durante le interrogazioni facendoci sentire a nostro agio durante l’esposizione degli argomenti. E’ stata un’insegnante che mi ha sempre trasmesso fiducia e che grazie alla sua disponibilità, è sempre stata pronta ad ascoltare i suoi alunni anche su problematiche personali ed extrascolastiche cercando di mostrare la sua comprensione nei loro confronti. Se avessi un modello da seguire,seguirei senz’altro lei. Sempre sorridente, amante del suo lavoro, capace di instaurare un rapporto di fiducia con i suoi alunni e attenta nel rendere i suoi alunni protagonisti attivi nel processo di apprendimento.
    Chiara Pizzacalla

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  40. Quando ho deciso di intraprendere questo nuovo percorso di studi universitari,credo proprio di aver pensato,quale modello di riferimento, ad una mia insegnante della scuola primaria(all'epoca scuola elementare).
    Tra le insegnanti del modulo, lei era l'insegnante di Italiano e di Educazione all'immagine.
    Considerando i tanti docenti che hanno arricchito la mia vita scolastica e contribuito alla mia crescita culturale, in effetti, la sua figura è rimasta particolarmente impressa nel mio cuore soprattutto per il suo modo di relazionarsi con noi alunni. Per una bambina come me, tranquilla ed introversa infatti, la sua dolcezza ed i suoi modi così materni (da evitare per la didattica moderna) ebbero un impatto positivo immediato verso la scuola creando in me quella fiducia e quello stimolo ad imparare che poi mi ha accompagnato anche negli anni successivi.
    Infatti, ricordo proprio i primi giorni di scuola in cui lei ci aiutò a superare le nostre ansie ed insicurezze nei confronti di questo nuovo mondo che andavamo ad affrontare, senza la presenza rassicurante dei nostri genitori alla quale eravamo abituati.
    Naturalmente, come in tutte le classi, anche nella mia vi erano bambini molto vivaci che, probabilmente, con il loro agire spesso ribelle e irrispettoso, nascondevano serie problematiche famigliari/caratteriali. Nei loro confronti la docente aveva un atteggiamento differente da quello assunto verso gli alunni “buoni”, e cioè spesso punitivo. Ciò mi dava sicurezza perchè mi sentivo “protetta” da quei compagni “dispettosi”. Sicuramente,ad oggi, sono consapevole che la punizione e il castigo non sono i metodi giusti per risolvere i disagi che si nascondono dietro quei comportamenti.
    Con il suo metodo analitico è risultato molto divertente e facile apprendere le strumentalità della lettura e della scrittura.Ricordo benissimo il percorso seguito per acquisire tali competenze:ci presentava le“lettere”dell'alfabeto in tutti e4i caratteri, utilizzando i cartelloni murali, sui quali ogni lettera era l'iniziale della parola che veniva rappresentata con un' immagine(A-Ape,E-Erba,etc..).Si giocava con le lettere mobili per il loro riconoscimento,si cercavano parole che iniziavano con quella lettera, e così via.Ripetere più volte in corsivo la parola con la lettera iniziale presentata in classe,scrivendola sul quaderno,era il compito per casa.Completava la lezione la lettura di una pagina del libro di testo dove ricordo le lettere composte da trattini da unire con la matita per aiutare la manualità e con brevi frasi da leggere in cui era evidenziata la lettera oggetto di studio.
    Anche le regole grammaticali e sintattiche erano presentate sotto forma di giochi divertenti e spesso supportate dall'Educazione all'immagine:ricordo in particolare il discorso diretto spiegato e rappresentato con i fumetti.
    Grazie a lei,in seguito,ho conseguito competenze linguistiche basilari che mi sono state molto utili anche negli studi successivi: come elaborare un testo o come effettuare delle sintesi anche in altre discipline.Qui c'è da sottolineare l'interdisciplinarità che veniva attuata spesso tra le varie insegnanti del modulo.
    La maggior parte delle lezioni erano frontali, infatti i banchi erano disposti nella maniera tradizionale, ma non mancavano i momenti di lavoro di gruppo durante i quali si preparavano cartelloni,si inventavano favole o si manipolavano materiali diversi per sviluppare la nostra creatività soprattutto in occasione di alcuni eventi salienti.In questi momenti i banchi venivano disposti in maniera consona al tal fine.
    Poter essere un'insegnante che resta nel cuore,credo sia molto gratificante,ma,oggi,libera dall'egocentrismo dell'infanzia e arricchita dall'esperienza degli studi Sociali effettuati,sarei più attenta ai problemi degli alunni che disturbano il clima dell'aula i quali hanno bisogno di ben altro che di rimproveri e di punizioni per poter affrontare il percorso scolastico,ma anche la vita,con serenità.
    Annalisa Maselli

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  41. Durante la mia carriera scolastica ho incontrato diversi insegnanti che, in un modo o nell' altro, mi hanno trasmesso qualcosa di positivo. Tuttavia l' insegnante di cui conservo un miglior ricordo è la professoressa di storia e filosofia che ho avuto gli ultimi tre anni di liceo scientifico. Sin dall' inizio mi ha colpita per l'amorevolezza con cui trattava noi alunni e per i suoi metodi di insegnamento.A differenza degli altri insegnanti ,infatti, si preoccupava molto del fatto che capissimo davvero sia ciò che spiegava che ciò che era scritto sul libro rendendo lezioni e compiti a casa un tutt'uno e insisteva sul fatto che le ponessimo domande attinenti gli argomenti spiegati anche parecchio tempo prima in qualunque momento della lezione. Ci ripeteva spesso che lo studio non è qualcosa di separato dalla vita di tutti i giorni e che grazie ad un impegno costante avremmo potuto svolgere il lavoro dei nostri sogni. Se avevo accantonato l' idea di essere insegnante dopo la scuola secondaria di primo grado mi piace pensare che soprattutto grazie a lei ho deciso di intraprendere questo percorso universitario.
    Doriana Onofrio

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  42. Nel corso della mia carriera scolastica ho avuto molti tipi di insegnanti, da quelli che amavano il loro lavoro a quelli che non notavano un alunno in difficoltà senza cercare un modo per aiutarlo a migliorare, cercare di coinvolgerlo e aumentare sia l'interesse sia la motivazione;ogni insegnante aveva senz'altro il proprio carattere, la sua esperienza d'insegnamento, il suo bagaglio culturale, i suoi mezzi e strumenti e la propria metodologia d'insegnamento.
    Tra tutti questi c'è stata un'insegnante del terzo superiore che mi è rimasta particolarmente impressa, si tratta dell'insegnante d'italiano,una professoressa tra le più giovani e proprio per la sua giovane età all'inizio molti pensavano che fosse inesperta, che si limitasse alla spiegazione degli argomenti e all'assegnazione dei compiti come alcuni fino a quel momento avevano fatto, invece no questa era diversa e molto singolare.
    Sin dall'inizio ha mostrato di essere una persona con grandi conoscenze e di amare il suo lavoro. Come succede spesso quando non si conosce un insegnante si è portati ad avere un po' di timore, ma con lei non è stato così, perché ci ha sempre messi a nostro agio, dimostrandoci di essere li,pronta ad aiutarci.
    Nei primi tempi, non essendo abituati al suo metodo d'insegnamento che lei applicava, abbiamo trovato delle difficoltà, ma lei è sempre stata presente e ci ha aiutato ad arrivare sempre più pronti e non timorosi nei momenti delle verifiche sia scritte, in particolare,alle interrogazioni.
    La cosa che più mi ha colpito è stato il fatto che lei andava oltre la semplice spiegazione degli argomenti,voleva sempre di più renderci partecipi e interessati a quello che studiavamo in modo da aumentare la motivazione per lo studio della materia.
    Il suo metodo era quello di fare interagire con lei e con la classe ognuno di noi durante le spiegazioni e ci ha insegnato anche a realizzare e ad usare con il suo aiuto le mappe concettuali sia quando studiavamo sia nei momenti delle verifiche orali.
    Tutto questo all'inizio ci appariva pesante e presentava delle difficoltà, visto che non l'avevamo mai fatto, ma lei non si scoraggiava e cercava di aiutarci sempre e di far in modo che ci aiutassimo tra di noi. Infatti ci divideva anche in gruppi di lavoro, era contro la classica lezione passiva che eravamo abituati a fare con gli altri, cioè al limitarci all'ascolto delle lezioni senza interazione, ma coinvolgendoci ci rendeva partecipi di quello che stava spiegando e delle volte ci faceva esporre a noi la lezione come se fossimo noi stessi docenti.
    Nutriva molta stima in noi, e noi in lei...
    Con il passare degli anni il suo metodo d'insegnamento si è rivelato utile per lo studio sia alle superiori che poi all'università e questo tutto grazie a lei che insisteva sempre affinché capissimo come si studiava e si affrontavano le difficoltà, infatti ci diceva sempre che ce ne saremmo resi conto dopo che tutto ciò che imparavamo a fare sarebbe stato importante per il nostro percorso dopo la scuola...
    Abbiamo finalmente « imparato ad imparare».
    Tra i tanti docenti in lei ho solo visto esprimere il suo amore e la sua felicità nel fare il suo lavoro e nel trasmetterlo a noi...questo mi ha molto colpito.
    Marilea Rinaldi

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  43. Nel corso della mia carriera scolastica ho avuto molti tipi di insegnanti, da quelli che amavano il loro lavoro a quelli che non notavano un alunno in difficoltà senza cercare un modo per aiutarlo a migliorare, cercare di coinvolgerlo e aumentare sia l'interesse sia la motivazione;ogni insegnante aveva senz'altro il proprio carattere, la sua esperienza d'insegnamento, il suo bagaglio culturale, i suoi mezzi e strumenti e la propria metodologia d'insegnamento.
    Tra tutti questi c'è stata un'insegnante del terzo superiore che mi è rimasta particolarmente impressa, si tratta dell'insegnante d'italiano,una professoressa tra le più giovani e proprio per la sua giovane età all'inizio molti pensavano che fosse inesperta, che si limitasse alla spiegazione degli argomenti e all'assegnazione dei compiti come alcuni fino a quel momento avevano fatto, invece no questa era diversa e molto singolare.
    Sin dall'inizio ha mostrato di essere una persona con grandi conoscenze e di amare il suo lavoro. Come succede spesso quando non si conosce un insegnante si è portati ad avere un po' di timore, ma con lei non è stato così, perché ci ha sempre messi a nostro agio, dimostrandoci di essere li,pronta ad aiutarci.
    Nei primi tempi, non essendo abituati al suo metodo d'insegnamento che lei applicava, abbiamo trovato delle difficoltà, ma lei è sempre stata presente e ci ha aiutato ad arrivare sempre più pronti e non timorosi nei momenti delle verifiche sia scritte, in particolare,alle interrogazioni.
    La cosa che più mi ha colpito è stato il fatto che lei andava oltre la semplice spiegazione degli argomenti,voleva sempre di più renderci partecipi e interessati a quello che studiavamo in modo da aumentare la motivazione per lo studio della materia.
    Il suo metodo era quello di fare interagire con lei e con la classe ognuno di noi durante le spiegazioni e ci ha insegnato anche a realizzare e ad usare con il suo aiuto le mappe concettuali sia quando studiavamo sia nei momenti delle verifiche orali.
    Tutto questo all'inizio ci appariva pesante e presentava delle difficoltà, visto che non l'avevamo mai fatto, ma lei non si scoraggiava e cercava di aiutarci sempre e di far in modo che ci aiutassimo tra di noi. Infatti ci divideva anche in gruppi di lavoro, era contro la classica lezione passiva che eravamo abituati a fare con gli altri, cioè al limitarci all'ascolto delle lezioni senza interazione, ma coinvolgendoci ci rendeva partecipi di quello che stava spiegando e delle volte ci faceva esporre a noi la lezione come se fossimo noi stessi docenti.
    Nutriva molta stima in noi, e noi in lei...
    Con il passare degli anni il suo metodo d'insegnamento si è rivelato utile per lo studio sia alle superiori che poi all'università e questo tutto grazie a lei che insisteva sempre affinché capissimo come si studiava e si affrontavano le difficoltà, infatti ci diceva sempre che ce ne saremmo resi conto dopo che tutto ciò che imparavamo a fare sarebbe stato importante per il nostro percorso dopo la scuola...
    Abbiamo finalmente « imparato ad imparare».
    Tra i tanti docenti in lei ho solo visto esprimere il suo amore e la sua felicità nel fare il suo lavoro e nel trasmetterlo a noi...questo mi ha molto colpito.
    Marilea Rinaldi

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  44. Carolina Aldorasi22 novembre 2016 12:47

    Durante il mio percorso scolastico ho conosciuto,purtroppo in minoranza,professori che mi hanno trasmesso dei valori che hanno contribuito a formare la mia persona;tra questi ultimi ricordo con piacere la mia professoressa di lingua inglese che mi ha accompagnata negli ultimi tre anni di liceo. Più che una professoressa,la consideravo una seconda madre: affettuosa,solare, sempre disponibile ma pronta anche a rimproverare la propria classe quando lo riteneva necessario. Mi piaceva tanto il modo in cui impostava le sue lezioni, le sue metodologie -quali ad esempio lo spostamento dei banchi a ferro di cavallo per poter interagire meglio con i propri alunni- ed il fatto che fosse solita integrare le proprie lezioni con la visione di un film inerente all'argomento. Utilizzava delle mappe per semplificare argomenti più complessi e fornirva delle fotocopie per integrare le sue lezioni. Ciò che più amavo di lei era la tranquillità che riusciva a trasmettermi durante i compiti in classe e le interrogazioni ma soprattutto la sua pacatezza,tant'è che io e la mia classe,nel momento in cui si presentavano dei problemi, riuscivamo a parlarne tranquillamente con lei ed era la professoressa stessa a darci alcuni consigli. Inoltre apprezzavo molto il fatto che nel momento in cui notava una distrazione generale da parte della classe,ci facesse fare delle brevi pause durante le quali dialogavamo in inglese.
    Se dovessi prendere come esempio un insegnante,lei sarebbe sicuramente il mio modello da imitare o ancor di più -si spera- emulare: una persona di gran cuore, capace di non trasmettere timore negli alunni, una grande ascoltatrice e che soprattutto riusciva a distinguere le esigenze di un alunno da quelle di un altro.
    Carolina Aldorasi

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  45. Durante la mia carriera scolastica, l’insegnante che più ho amato è stata la Professoressa di Italiano, della scuola secondaria di primo grado. Il mio ricordo positivo è legato sia al suo modo di insegnare, sia al particolare rapporto che abbiamo instaurato. Ancor prima di essere stata la mia insegnante, è stata la mia maestra di catechismo. Aveva un particolare modo di fare, che catturava la mia attenzione, sapeva farsi capire, in modo anche severo, ma giusto. Mi ha trasmesso valori enormi , che ancora oggi porto dentro di me. Mi ha educata alla cristianità, mi ha insegnato le preghiere e ha saputo farmi aprire ad un mondo, quello di Dio, in modo amorevole. Il suo insegnamento è continuato quando l’ho rincontrata come Professoressa. Ricordo che quello è stato un periodo particolare per me, vivevo una situazione familiare molto delicata e complicata. Lei conosceva la mia famiglia e ha saputo capirmi come nessun altro, mi è stata vicina come nessun altro, forse come neanche mia madre, e ha creduto in me. Ha creduto in me, quando neanche io ci credevo. Mi ha dato la forza di andare avanti e proseguire al meglio il mio percorso scolastico. Mi ha fatta appassionare alla lettura, alla letteratura, ma soprattutto mi ha fatto capire cosa vuol dire essere un buon insegnante. Ho ricevuto tanto amore da lei, in un momento di bisogno, ma ho ricevuto anche tante “sgridate”. Sapeva tenermi in riga, sapeva come farmi studiare le sue materie, ma anche le altre. E’ grazie a lei se ho saputo trovare un buon metodo di studio e ho capito l’importanza di esso e le possibilità che questo può offrire. Ma al contempo mi ha saputo far capire che, ciò che siamo va ben oltre il nostro rendimento scolastico, che ognuno di noi è a suo modo una persona speciale. Ricordo ancora il giorno in cui riportò dei temi fatti in classe. Presi un bell’otto e fu una soddisfazione grandissima per me, soprattutto perché ero in una scuola nuova e dovevo ancora ambientarmi. Da allora la mia strada scolastica fu quasi tutta in discesa. Ma questo è stato sempre grazie a lei, che ha saputo spronarmi nel migliore dei modi. Era un’insegnante completa e ciò che ha sempre sostenuto e che più mi è rimasto in mente, era la sua convinzione che nella nostra vita esistesse anche altro oltre alla scuola e che quest’ultima era sicuramente la più importante, ma non l’unica. Ci ha sempre detto che qualunque mestiere avessimo scelto sarebbe stato speciale,l’importante era realizzarsi. Quando penso a ciò che voglio diventare, ossia un’insegnante, un piccolo pensiero va a lei. Vorrei riuscire a trasmettere come e quanto lei. Il bene che è riuscita a darmi, scolasticamente e umanamente, ha fatto sì che in me nascesse la passione e l’amore per l’insegnamento. Spero, un giorno, di incontrarla in un corridoio scolastico e abbracciandoci, poterla chiamare “collega”.
    Valentina Piacente

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  46. Durante tutto il corso della mia carriera scolastica, ho avuto l’opportunità di incontrare insegnanti diversi , ma il docente che più ricordo con affetto è la maestra di italiano delle scuole elementari. Ed è proprio grazie a lei che oggi ho deciso di intraprendere questo corso di laurea, perché mi ha trasmesso l’amore per l’insegnamento. E’ una persona semplice e umile e ancora oggi, essendo del mio stesso paese, quando la incontro mi fermo a parlare con lei e insieme ripensiamo agli anni che abbiamo passato insieme.
    Ricordo ancora il primo giorno di scuola, quando entrò per la prima volta in classe: una donna elegante e di bella presenza.
    Le sue lezioni mi piacevano tantissimo. La prima cosa che fece dopo essersi presentata, fu quella di disporre i banchi a ferro di cavallo e grazie a questa disposizione riusciva a guadagnare la nostra attenzione in ogni momento.
    Le sue lezioni non si basavano sulla classica spiegazione, cercava in tutti i modi di rendere la lezione più piacevole possibile, facendoci domande e facendoci continuamente intervenire e così facendo riusciva stimolare la nostra curiosità verso la sua disciplina. Insegnava la sua materia con passione. Se qualcuno non riusciva a capire un argomento era disposta a rispiegarlo altre cento volte , aiutando così anche i bambini con più difficoltà.
    Altre volte per rendere la lezione più divertente, ci faceva fare dei cartelloni da appendere in classe in cui scrivevamo le diverse regole di grammatica che ci spiegava durante la lezione per fare in modo che noi alunni le memorizzassimo oppure altre volte ci faceva lavorare in gruppo per facilitare anche il processo di socializzazione.
    Si vedeva che lei provava un grande amore per la disciplina che insegnava. Un'altra cosa che ricordo è che lavoravamo molto in classe per poi trovarci il lavoro facilitato a casa.
    Questa maestra oltre ad essere molto colta, era anche molto creativa. Ricordo tutte quelle volte che lei stessa scriveva i copioni per la recita di fine anno.
    Oggi posso affermare che grazie ai suoi insegnamenti sono diventata più sicura di me stessa, essendo sempre stata un po’ introversa. Ricorderò sempre di lei la sua allegria, la sua passione per l’italiano, la sua grinta. Un giorno spero di diventare come lei, spero di riuscire a trasmettere ai miei alunni la voglia di andare a scuola come lei fece con me.
    Rebecca Palladino

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  47. Ripensando alla mia esperienza di studentessa, non posso non ricordare l’ insegnante di diritto A.I. della scuola superiore. Ricordo proprio lei perché mi ha trasmesso la fiducia di credere in me stessa. Cercava di valorizzare i punti di forza di ogni alunno presente nella classe. Inoltre, ci spronava ad avere sempre un forte senso critico e a formulare giudizi adeguati. Le sue lezioni non erano solo una trasmissione di informazioni, ma cercava di favorire la riflessione. Creava un clima dove acquistavano peso le interazioni e la partecipazione attiva. L'insegnante è stata capace di attirare l'attenzione e di sviluppare interesse per gli argomenti trattati. La finalità principale del suo insegnamento era quella di fare in modo che tutti gli alunni potevano ottenere risultati positivi. Le lezioni erano ben strutturate e favoriva il rispetto delle regole e il mantenimento di un comportamento disciplinato. Durante le sue spiegazioni usava mappe concettuali e utilizzava la verifica orale e scritta.
    Francesca Zara

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  48. Il docente che più degli altri mi ha lasciato un ricordo positivo è stata la professoressa V.G. di italiano delle scuole medie perché mi ha trasmesso la passione per l'insegnamento e la voglia di imparare. Fin da subito ho sviluppato una certa preferenza per le materie classiche ed è nato in me il desiderio di diventare professoressa di italiano. Durante le lezioni l’insegnante stimolava il confronto, la curiosità e la fantasia .invitando gli alunni a lavorare in gruppo. Per la valutazione utilizzava la verifica orale e scritta. L'insegnante sapeva ascoltare, incoraggiare e aiutare gli alunni, parlava pacatamente, con gentilezza. È’ diventata un modello per tutti gli alunni. Cercava di capire i bisogni, i disagi per guidare gradualmente tutti al raggiungimento degli obiettivi minimi. Le attività venivano svolte dopo la spiegazione e aiutava gli alunni in difficoltà.
    Favoriva la socializzazione e grazie alla sua fermezza riusciva ad ottenere il silenzio.
    Irene Zara

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  49. Il docente che più degli altri mi ha lasciato un ricordo positivo è stata la professoressa V.G. di italiano delle scuole medie perché mi ha trasmesso la passione per l'insegnamento e la voglia di imparare. Fin da subito ho sviluppato una certa preferenza per le materie classiche ed è nato in me il desiderio di diventare professoressa di italiano. Durante le lezioni l’insegnante stimolava il confronto, la curiosità e la fantasia, invitando gli alunni a lavorare in gruppo. Per la valutazione utilizzava la verifica orale e scritta. L'insegnante sapeva ascoltare, incoraggiare e aiutare gli alunni, parlava pacatamente, con gentilezza. È’ diventata un modello per tutti gli alunni. Cercava di capire i bisogni, i disagi per guidare gradualmente tutti al raggiungimento degli obiettivi minimi. Le attività venivano svolte dopo la spiegazione e aiutava gli alunni in difficoltà.
    Favoriva la socializzazione e grazie alla sua fermezza riusciva ad ottenere il silenzio.
    Irene Zara

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  50. “Educare la mente senza educare il cuore non è affatto educare” (Aristotele).
    Questa frase di Aristotele la personifico nell’insegnante di italiano, storia e geografia che ha accompagnato il mio percorso scolastico nel triennio della scuola secondaria di primo grado e che mi ha lasciato un grande bagaglio culturale, emotivo… a cui attingerò per tutta la mia vita.
    Ricordo benissimo quando diceva che la scuola non è solo un luogo di trasmissione di conoscenze, ma anche un luogo di benessere, armonia, in cui si sviluppano le prime relazioni sociali, permettendo al ragazzo di crescere principalmente sul piano affettivo.
    Lei cercava in ogni modo di attuare e potenziare tali condizioni.
    Attraverso la sua empatia, disponibilità e conoscenza riusciva non solo a stabilire un rapporto umano, autentico e sincero, ma a comprendere le fragilità degli allievi, aiutandoli nelle difficoltà e a valorizzare le loro potenzialità.
    Oltre al metodo classico di insegnamento con lezioni frontali, costanti compiti a casa e verifiche, proponeva attività di gruppo, progetti, lezioni interattive in modo da suscitare la voglia di apprendere e dare sempre il meglio.
    Questa donna è stata per me non solo una semplice insegnante, ma maestra di vita, supereroe, un modello da ammirare e seguire soprattutto per la professione a cui ambisco. Spero che anche io un giorno sia un modello da seguire per i miei allievi. Desidero che l’insegnamento non sia solo il mio lavoro, ma anche lo strumento con cui arricchirmi costantemente.
    Anche Seneca diceva "Vivi con quelli che possono renderti migliore e che tu puoi rendere migliori. C’è un vantaggio reciproco, perché gli uomini, mentre insegnano, imparano".
    Lucia Di Iorio

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  51. Non ricordo con esattezza il giorno in cui ho capito cosa avrei voluto fare “da grande” e le motivazioni che mi hanno portato a questa scelta. Sicuramente, seppur in modo abbastanza inconsapevole, la mia scelta è stata influenzata dalle mie esperienze scolastiche. L’insegnante di cui ancora oggi conservo un ricordo positivo è il maestro di Italiano, Storia e Geografia che ha accompagnato il mio percorso scolastico fino alla terza media. Egli infatti, prima ancora di essere un insegnante, è stato uno studente come noi pronto a mettersi in gioco, imparare cose nuove e migliorarsi professionalmente.
    Esteticamente ben vestito e sempre impeccabilmente elegante, il maestro mi ha da sempre affascinata per il suo modo di parlare raffinato e la naturalezza con la quale trattava anche gli argomenti più impegnativi. Sin dai primi giorni di scuola ha messo in chiaro la sua ideologia e il valore per lui più importante: la libertà. Il suo motto infatti era “la consapevolezza è cultura … la cultura è libertà” .
    La prima cosa che mi ha colpito di lui è stata la variazione della disposizione dei banchi: egli infatti ha disposto i banchi a ferro di cavallo per favorire l’interazione tra noi e per fare in modo che tutti potessimo partecipare attivamente alla lezione.
    Inoltre ad ogni interrogazione eravamo tenuti ad alzarci, andare vicino alla cattedra e riferire alla classe quanto spiegato nelle lezioni precedenti, così da abbandonare il ruolo di “educando”, metterci nei panni del maestro e confrontarci con il resto della classe.
    Lo ricordo con piacere inoltre perché al sapere puramente teorico ha sempre affiancato un sapere pratico, alle nozioni più complicate ha sempre collegato esempi e casi tratti dalla vita quotidiana. Ad esempio durante le lezioni di geografia ci invitava ad indicare con una bacchetta i diversi Paesi e zone del mondo oggetto della lezione e per aiutare la memorizzazione dei vari concetti prima che finisse l’ora di lezione creavamo insieme delle mappe concettuali.
    Un'altra ragione per cui il maestro è rimasto impresso nella mia mente è la strategia didattica utilizzata per evitare la dispersione di alcuni elementi della classe. Infatti egli in ore prestabilite divideva noi alunni in due grandi gruppi: recupero e potenziamento. Il primo gruppo racchiudeva tutti gli studenti che nel corso delle lezioni precedenti avevano trovato difficoltà ad affrontare alcuni argomenti e che avevano pertanto bisogno di ulteriore tempo per mettersi in pari con il resto della classe, il secondo gruppo invece comprendeva gli alunni che avendo compreso e fatto proprio l’argomento potevano procedere con approfondimenti e potenziamento delle proprie conoscenze. A parer mio questa è una strategia molto utile perché nessun alunno si sente solo o abbandonato. Il maestro appare dunque come una figura umana al servizio dell’alunno e non come un detentore del sapere assoluto, come un compagno di viaggio e non come un leader autoritario. Questo è proprio quello che il maestro ci ha sempre trasmesso: la serietà professionale, il rispetto delle regole, ma anche l’autenticità dei sentimenti tanto da instaurare con noi un duplice sentimento di amore e timore, perché se da un lato durante le sue interrogazioni si respirava una forte aria di tensione e serietà, dall’altro lato non sono mancati momenti di pura gioia, divertimento e spensieratezza.
    Il maestro, inoltre, ci teneva molto a trasmetterci la necessità di studiare non solo per prendere un bel voto, ma per diventare uomini e donne consapevoli, cittadini onesti e rispettosi di noi stessi e del prossimo.
    La figura del maestro resterà per sempre nella mia mente e nel mio cuore e mi auguro di poter lasciare nei miei futuri studenti un buon ricordo proprio come lui lo ha lasciato in me!

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  52. Maria Pia Colavita22 novembre 2016 13:58

    La scelta dell’ insegnante di cui parlare mi ha fatto fare un viaggio nel mio passato scolastico, più o meno recente. Molti sono stati gli insegnanti che ho incontrato, ma solo un paio mi sono rimasti nel cuore, in particolare la mia professoressa di storia e filosofia del liceo. Stravagante per il modo di vestire, ma con una grande passione per le materie che insegnava, talmente grande che si immedesimava e cercava di rivivere alcuni situazioni del passato. Addirittura una volta ha fatto vivere i suoi figli per una settimana come si viveva nel medioevo, in una campagna senza luce né riscaldamento.
    L’ho incontrata per la prima volta durante il secondo anno di liceo, quando ancora non insegnava alla nostra classe. Era venuta a fare una supplenza e con lei aveva portato tre ragazzi che stava interrogando. Tutti abbiamo ascoltato a bocca aperta quell’interrogazione e tutti eravamo spaventati al solo pensiero che sarebbe potuta essere la nostra professoressa durante il triennio. Ha dato subito l’impressione di essere un’insegnante tutta d’un pezzo, molto severa e molto esigente.
    Il primo giorno di scuola del terzo liceo è entrata in classe proprio lei. Eravamo tutti preoccupati poiché nessuno aveva dimenticato quella famosa interrogazione alla quale avevamo assistito. Poi, però, ha iniziato a parlare e ci siamo tranquillizzati. Si è presentata, ci ha raccontato di lei e noi le abbiamo parlato dei nostri interessi.
    Dalle sue parole emergeva la sua passione per l’insegnamento e in particolare per le materie che insegnava. Sapeva condire ogni lezione con una buona dose di umorismo tanto che quando entrava in classe diceva sempre, quasi cantando: ”III A…siete pronti per l’interrogations?”.
    È una persona molto preparata e quando spiegava dava il massimo. Per questo si aspettava e pretendeva che anche noi dessimo il massimo durante l’interrogazione, che non consisteva nel ripetere semplicemente l’assegno del giorno, ma tutto quello che aveva spiegato fino al giorno prima. In questo modo noi dovevamo sempre studiare tutti gli argomenti senza tralasciarne nemmeno uno. Inoltre, ci faceva fare collegamenti con eventi precedenti a quello che stavamo studiando oppure con l’attualità, ci faceva entrare a contatto con tradizioni di altri popoli e addirittura ci ha insegnato l’inno nazionale francese, tedesco e americano dato che lei conosceva molto bene queste lingue. Ancora, ci assegnava libri da leggere che poi commentavamo insieme in classe e con lei abbiamo organizzato anche un convegno sulla Prima guerra mondiale al quale ha assistito tutto l’istituto.
    Grazie a lei ho appreso un metodo di studio che fino al secondo liceo mi è mancato. Mi ha trasmesso la passione per ciò che studiavo, la stessa che impiegava lei quando spiegava. Questo alleggeriva molto il carico di studio, poiché studiare non era più un peso, o meglio, non lo era come per le altre materie.
    L’esperienza scolastica si è conclusa, ma il ricordo di ciò che mi ha trasmesso in tre anni come insegnante e come persona è e sarà sempre vivo in me; ciò grazie anche alla lettura dei suoi libri che risentono molto della sua esperienza professionale.

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  53. L'insegnante che ha il desiderio e la passione di realizzare qualcosa di grande si riconosce facilmente; è l'amore a dettare le sue azioni e la fiducia verso i giovani a guidarlo. Il "mestiere" di docente è il più complesso ma sicuramente il più gratificante in quanto consente di servire con gioia l'altro, di seminare il Bene nei cuori dei ragazzi. La professoressa di Scienze Umane del liceo è, senza dubbio, la docente che porterò nel cuore per sempre, perché ha saputo risvegliare la mia anima, assopita dalla meccanicità e monotonia della realtà scolastica, richiamandola alla bellezza. Grazie al suo esempio, si è fatta strada in me la fede che la vita quotidiana possa diventare terreno fertile sul quale coltivare i propri sogni. Mi ha avvicinato alla sua disciplina con una virulenza tale da dedicare intesi ma piacevoli pomeriggio allo studio perché, in ogni riga che leggevo, ravvisavo la verità e sentivo davvero che, piano piano, stavo aggiungendo un tassello prezioso alla mia formazione. Non mi riferisco a semplici nozioni, idee, parole ridotte a suoni ma ad una conoscenza autentica che diventa identità personale. In altre parole, parlo di un apprendimento significativo, rafforzato da stage, attività pratiche a contatto con autorità e significative figure culturali del nostro territorio,a dimostrazione che tutte le discipline possono essere ricondotte a contesti concreti e quotidiani. Le sue lezioni erano interessanti; questo aggettivo non è casuale. Riprendendo la sua etimologia latina: esse inter, esso sta ad indicare l'essere dentro le cose. Lei ci rendeva protagonisti attivi, lasciava che fossimo noi ad interagire, a scoprire e comprendere, offrendoci ovviamente continui spunti; inoltre erano vere e proprie finestre sul mondo, che si affacciavano di tanto in tanto sul terribile universo dei "grandi" che per noi ragazzi, assetati di infinito, è incomprensibile ed ingiusto. Ci ha aiutato a maturare uno sguardo critico, a non accettare passivamente le opinioni altrui o a lasciarci influenzare dal minaccioso esercito dei fatti che vorrebbe costringerci entro i confini della triste regione dei senza sogni, ma ci ha spronato a costruire il nostro spazio nel mondo con le nostre forze, la nostra determinazione, lottando costantemente per ciò che è giusto perché ciò che è giusto non può che essere bello e vero. Ha sempre dimostrato una coerenza morale e una correttezza etica che in una realtà come quella attuale, dove ci si lascia molto spesso distrarre dal puzzo del compromesso, sono difficile da riscontrare.A differenza di molti insegnanti, ha preferito abbandonare il suo posto di dominio, la cattedra, e "scendere"tra i banchi per ascoltare ogni singola esigenza.Ha preparato le nostre anime, ha creduto in noi, nelle nostre qualità, motivandoci alla scoperta dei nostri talenti. Non considerava la valutazione il fulcro della sua progettazione didattica, difatti l'apprendimento era verificato in itinere e soprattutto ciò che maggiormente le stava a cuore era il percorso di crescita, di miglioramento umano dell'individuo. Lei stessa ci ripeteva di non essere troppo concentrati sui risultati ma di soffermarci a riflettere su noi stessi come esseri umani, cioè chiamati a essere di giorno in giorno più vivi, a farsi "toccare" dalle cose e non accontentarsi di attraversare stancamente la vita. Ha educato la mia mente, il mio cuore e per questo non potrò mai smettere di ringraziarla. Spero di poter diventare un'insegnante altrettanto speciale come lei l'è stata per me!

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  54. Se dovessi parlare di un insegnate che ha lasciato un segno profondo dentro di me, di sicuro parlerei del mio tanto amato professore di latino e di greco che ho avuto durante i primi due anni di Liceo Classico.
    Nel corso degli anni, a partire dalla scuola dell'infanzia, fino ad arrivare alla scuola superiore, ci sono sempre stati moltissimi insegnanti pronti a guidarmi nella mia carriera di studentessa e ognuno di essi è sempre stato caratterizzato da qualità e da difetti che ho apprezzato e a volte anche odiato, ma nessuno tra loro è riuscito a rimanere così impresso nella mia mente come lui.
    Prima di iniziare il liceo, giravano voci non molto belle su questo professore: c'era chi affermava che fosse un pazzo, una persona fuori dal normale, capace di far venire addirittura le crisi epilettiche ad alcune studentesse.
    A forza di sentire pareri di genitori e di ex alunni del classico, arrivai persino alla conclusione che, forse, sarebbe stato meglio per me cambiare scuola.
    Dopotutto, sarei stata ancora in tempo a farlo, visto che mancavano pochi giorni al suo inizio.
    Parlai di questa decisione con mia madre e, sebbene anche lei fosse rimasta un po' sconvolta da tutti i racconti sentiti, mi consigliò di iniziare il nuovo anno scolastico in quel liceo, spronandomi proprio con queste parole "Non devi dare ascolto a ciò che gli altri dicono. Ognuno racconta la propria versione dei fatti e, fino a quando tu non conoscerai questa persona, non potrai giudicarla."
    Queste furono le parole che mi fecero andare avanti e senza le quali non avrei avuto la fortuna di conoscere la meravigliosa persona che era quel tanto temuto professore di cui tutti parlavano male.
    Alla fine mia madre aveva avuto ragione.
    Il professore, in realtà, non era "cattivo",faceva il suo lavoro nella massima serietà e con tanta passione, al contrario di molti altri.
    Durante le sue ore di lezione, mi risultava difficile non poterlo ascoltare. Riusciva attraverso i suoi discorsi, la sua cultura e la sua ricchezza lessicale a catturare l'attenzione di tutti i presenti in aula, tant'è vero che ogni qual volta tornavo a casa, non avevo bisogno di studiare le pagine assegnate del libro, mi bastava semplicemente ripetere dai suoi appunti per riuscire ad assemblare meglio i concetti già memorizzati in classe.
    Ogni sua lezione, ha arricchito man mano il mio bagaglio di conoscenze, non solo nel campo delle materie da lui insegnate, ma anche di quelle trattate da altri insegnanti.
    Altra caratteristica importate che non dimenticherò mai, è l'assenza di favoritismi verso gli studenti. Durante le interrogazioni e i compiti in classe, il professore è sempre stato capace di valutare me e i miei amici in maniera giusta, senza regalare o togliere qualche voto in base alla simpatia/antipatia nei confronti di ciascuno di noi. Insomma, il prof. aveva in realtà, non dei difetti, ma le migliori qualità che un bravo insegnante possa avere, qualità che non sono state apprezzate da tutti quegli studenti e genitori che guardano alla scuola non come un'opportunità di duro lavoro e sacrificio per migliorare se stessi, ma un'istituzione che debba certificare loro titoli senza alcun impegno.
    Nonostante siano passati ormai alcuni anni da quando il "MIO PROFESSORE" è andato in pensione, la stima nei suoi confronti continua ad esserci ancora adesso, perché sono sempre più convinta che persone come lui andrebbero davvero valorizzate e non criticate!
    Anna Spinelli

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  55. Probabilmente ricordo tutti gli insegnanti che ho avuto, a partire dall'asilo fino a questo momento. Ovviamente ne detestavo la maggior parte, come spesso accade, ma alcuni di loro sono stati importanti per me, in senso positivo. Ma solo uno di loro ricordo con grandissimo piacere, perché è l’unico che ha influito sul mio modo di ragionare, di vedere le cose. È stato il mio insegnante di letteratura italiana durante il 3° e il 4° anno di liceo. Spesso la mia prima impressione sui nuovi insegnanti era negativa, e lui non è stato un’eccezione: quando è entrato in classe e si è presentato, mi è sembrato un insegnante normale, come tutti gli altri (io odio la normalità). Ma a partire dalla lezione successiva, mi sono dovuto ricredere. Aveva una mentalità molto aperta,e questo io lo riconosco a pochissime persone. Per esempio, prima di ogni lezione, chiedeva: “come state?” e poi ascoltava le riposte di chiunque ne volesse parlare, e in questo modo creava una relazione, quasi un’amicizia che non avesse niente a che fare con la scuola. Durante la lezione faceva tanti esempi per farci capire i concetti, esempi riferiti alla vita di tutti. E questo metodo funzionava alla grande, soprattutto con me. Principalmente è questo che ha influenzato il mio modo di vedere le cose: ogni mio pensiero, tutto quello che succede a me o intorno a me, lo paragono a qualcosa. Creo centinaia di metafore al giorno, e mi piace ragionare così. Questo riguarda anche il mio metodo di apprendimento: mi accorgo di aver capito cosa sto studiando, solo se lo paragono a qualcosa. Se non riesco a fare un paragone so di non aver studiato bene. Sapeva gestire anche situazioni più complicate: nella nostra classe c’era una ragazza molto ansiosa, che balbettava tantissimo a causa della sua ansia. Non potete immaginare quanti insegnanti le abbassavano il voto per questo oppure, a volte, la mandavano direttamente a posto senza aver completato l’interrogazione. Invece lui continuava ad ascoltarla, anche se aveva capito cosa stava per dire le permetteva di finire la frase; e durante le interrogazioni,faceva veramente di tutto per far scendere la tensione. Ad esempio, poneva le domande in tanti modi diversi per farci capire cosa ci stava chiedendo. Vi garantisco che io grazie a questo tipo di interrogazione ho imparato delle cose che non avevo studiato, le ho imparate così. Per questo motivo, se riuscirò a diventare un insegnante, questa sarà la caratteristica principale delle mie interrogazioni. I dialoghi che si creavano prima della lezione, si creavano anche durante la lezione, e anche durante l’interrogazione. E in tutto questo, è sempre riuscito a seguire il programma, abbiamo affrontato tutti gli argomenti da affrontare, durante le interrogazioni riusciva comunque a chiedere tutto quello che bisognava studiare. Ricordo che una volta mi ha anche detto “bastardo”, ovviamente in un clima amichevole e in un modo altrettanto amichevole. Le ore di scuola con lui erano sempre le più piacevoli per tutti. Tutte queste belle parole non sono causate dal fatto che mettesse voti alti; in effetti, io ho preso tanti voti insufficienti da lui, ma quando accadeva sapevo che era giusto così. Ci faceva anche autovalutare, ma spesso gli studenti non sono obiettivi in questo. Anzi, lui è stato l’unico mio insegnante che ogni tanto otteneva qualche risposta onesta. Ovviamente non era perfetto, aveva anche dei difetti, per esempio era permaloso. Ma del resto, a volte i difetti rendono le persone più interessanti. Comunque questo professore è una delle pochissime persone che ho conosciuto che sia andato oltre la banalità creata dagli altri insegnanti e dalle altre persone in generale. Riusciva a rendere tutto più interessante.


    Manuel Panicciari

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  56. Forse, il mio sarà il racconto più particolare perché parlerò della mia mamma. Lei non è una semplice mamma ma è anche una maestra. Vivo in un piccolo paesino, dove ho frequentato la scuola primaria, con un’unica pluriclasse. Mia mamma in questo periodo c’è stata sempre, ad eccezione dei primi due anni in cui l’unica materia che mi insegnava era la matematica. Tutti mi chiedono come abbia potuto fare a dividere il ruolo di mamma e maestra: io a scuola la vedevo come la maestra e a casa come mamma. A scuola non ero sola e sapevo bene che dovevo imparare e ascoltare, ma per lei tutti gli alunni erano come “figli” da crescere e educare. Al contrario di come si può pensare, non ero facilitata, anzi a volte, quando avevo bisogno d’aiuto, non mi sentivo molto considerata. Infatti io sono mancina ed in diverse situazioni ero in difficoltà: ad esempio nello scrivere, nell’essere ordinata ed organizzata. In questi momenti avrei voluto maggiore attenzione dalla “maestra”, ma non sempre era così.. Cosi mi capitava di invidiare i miei compagni, a volte diventavo anche “scontrosa” con loro perché pensavo che venissero considerati di più. Ma in fondo non mi sono mai sentita esclusa anzi …
    Le lezioni con lei erano piacevoli: c’erano momenti in cui si spiegava ed altri invece in cui ci divertivamo a fare attività come giochi, laboratori, recite... Una cosa in particolare, che ricorderò sempre, è il metodo usato nella storia e nella geografia: per noi il libro era solo fatto per leggere, poi tutto veniva scritto sul quaderno con schemi o riassunti, punti chiave o mappe concettuali. Ricordo bene che, a storia, per lo studio dei vari popoli, descrivevamo l’economia, disegnavamo le abitazioni e per capire la posizione geografica del territorio facevamo una piccola cartina. Invece a geografia per ogni regione scrivevamo la storia, i settori sviluppati, le curiosità, le città importanti; disegnavamo una cartina per capire i confini, per imparare i punti cardinali e per saperci orientare al di fuori della scuola. Il riassumere tutto in schemi è stato un metodo molto efficace per me, che negli anni ho continuato ad usare e lo ritengo molto semplice per memorizzare dei concetti.
    Un elemento fondamentale della nostra giornata era il disegno, finalizzato a tanti obiettivi. Era utilizzato come rappresentazione grafica di esperienze vissute, come illustrazione di una lettura, di una poesia o di un nostro testo, ma anche semplicemente come attività per stimolare la nostra fantasia. Questo serviva a far sviluppare sia la manualità, sia la creatività, ma in questi momenti si creava tra di noi anche un grande clima di solidarietà: ci aiutavamo l’uno con l’altro per mostrare che ci stavamo impegnando al massimo.
    L’attività che odiavo di più arrivava il venerdì alle prime ore: scrivere la poesia (che poteva adattarsi alle feste, alle stagioni o di autori importanti) e impararla a memoria nel fine settimana. Non ero e, non lo sono neanche adesso, brava a studiare a memoria! Infatti, il fine settimana, a casa, piangevo ma dovevo impararla per forza ed alla fine ce la facevo sempre. Anche questo esercizio mi ha aiutato perchè ho sviluppato una buona memoria visiva, infatti, ora, ciò che vedo riesco a memorizzarlo in modo molto veloce.
    Attività ed esercizi che per una bambina ingenua erano difficili e faticosi ma solo oggi mi accorgo di quanto siano stati utili e importanti per la mia formazione e per avere un metodo di studio giusto ed efficace. Per questo voglio ringraziare la mia mamma e maestra che con la sua passione e il suo amore mi ha insegnato molte cose: conoscenze, abilità ma , più di tutto come vivere il rapporto con la classe al fine di insegnargli qualcosa e lasciare in loro un segno.
    Marilisa Di Ciano

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  57. Nella mia carriera scolastica, ho incontrato molti insegnanti molto diversi tra loro; l'insegnante di cui voglio parlare è la mia professoressa di italiano. Ho un ottimo ricordo di quest'insegnante perché la sua "specialità" era quella di coinvolgere l'intera classe, anche gli alunni meno interessati, alla lezione; questa professoressa la si poteva riconoscere già dal suo profumo molto particolare che ricordava proprio il profumo dei libri, era sempre vestita con abiti molto eleganti e curava molto il suo aspetto fisico, nonostante non fosse giovanissima. Quando spiegava, era capace di attirare l'attenzione di un'intera classe semplicemente cambiando il tono della sua voce. Gli studenti che non avevano molta voglia di studiare o che non capivano molto bene gli argomenti erano agevolati, perché lei organizzava dei gruppi di studio pomeridiani, quando non era possibile anche durante le ore di lezione, durante i quali gli alunni che avevano capito, aiutavano quelli che avevano qualche difficoltà e nel caso in cui nessuno avesse capito l'argomento, lei era sempre pronta a rispiegarlo. In questo modo ha insegnato la lingua italiana a tutta la mia classe, facendoci appassionare anche alle cose più difficili o noiose. Inoltre questa professoressa era sempre pronta a parlare e discutere con noi, anche di problemi non attinenti alla scuola; era come una seconda mamma, capace di ascoltare e di dare consigli di vita ed era sempre pronta a schierarsi dalla parte degli alunni se questi avevano ragione, mettendosi anche contro gli altri professori. Questa professoressa aveva molto a cuore la sua materia e sapeva come insegnarla, semplificando le cose più complesse e facendo diventare "divertenti" quelle più noiose. Credo che ricorderò per sempre questa donna perché forse è proprio prendendo spunto da lei che ho fatto la mia scelta e spero, un giorno, di essere brava quanto lei ad insegnare.
    Tiziana Chiarizia

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  58. Durante il mio percorso di studi ho avuto modo di incontrare e conoscere una varietà di insegnanti a partire dalle maestre delle scuole elementari fino ai professori/professoresse delle scuole superiori. Ognuno/a di essi/e mi ha trasmesso qualcosa di positivo che mi ha aiutato in questo percorso formativo, ma di certo ce n’è stata una che non potrò mai dimenticare : è la mia prof d’italiano delle scuole medie. È un po’ difficile descriverla perché racchiudeva , in una sola persona , tante qualità con diverse personalità; era come se avesse tante maschere , ma nel senso più positivo che ci possa essere, e lei le utilizzava a seconda delle situazioni. Era severa al punto giusto ed esigente soprattutto nei confronti di ragazzi che come me potevano dare il massimo di se stessi e lei con il suo modo di fare riusciva sempre a tirar fuori il meglio di ogni ragazzo. Poi era dolce ed affettuosa quando ci vedeva un po’ timorosi e spaventati per le interrogazioni. Era molto materna quando percepiva che qualcuno di noi aveva un problema, magari anche familiare. Era un’amica quando capiva che cominciavamo ad avere i problemi preadolescenziali , era imparziale con tutti; insomma era l’insegnante giusta per ogni situazione. Ci ha amati così come eravamo , con i nostri pregi e i nostri difetti. Non dimenticherò mai la chiusura del percorso triennale delle scuole medie quando lei in classe ci lesse una lettera e noi scoppiammo in lacrime… lacrime di gioia e di tristezza allo stesso tempo, non volevo lasciare la classe ,non volevo lasciare lei. Le sarò grata di tutto e se ho scelto questa facoltà forse è stato anche merito suo!
    Perrone Chiara

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  59. Cosa vorresti fare da grande? Tante sono le volte che ho sentito rivolgermi questa domanda. Ricordo che la mia risposta è sempre stata la stessa:la maestra. Credo che un po' la mia strada,io l'avessi decisa già allora,tra i banchi della mia IV-V C alle elementari,quando osservando tutti gli altri bambini sognare di essere astronauti,marinai, calciatori e le bambine tutte ballerine. Io sognavo,invece, di diventare un giorno proprio come le mie maestre. Mi affascinava tutto quello che sapevano e il modo in cui riuscivano a traslocarlo in noi bambini. Ad una in particolare però devo l' inizio di questo amore:la mia insegnante di italiano e storia delle elementari. Allora io non potevo valutare,ne posso ancora oggi del tutto,se ella fosse una maestra competente,potevo solo capire quanto si impegnasse per renderci allievi bravi e ricchi di conoscenza. Amavo il suo modo d'insegnare,tutte le sue strategie,che adottava, per farci apprendere ogni conoscenza di base, la passione che ci metteva. Era severa ma allo stesso tempo dolce. Nella nostra classe c'erano dei comportamenti di buon educazione da rispettare che non ci erano stati imposti dalla maestra come un dittatore al suo stato. Ci era stata chiesta la più totale partecipazione nella stesura del codice di buon educazione.Ognuno a rotazione con la "manina alzata" poteva suggerirne uno. Le sue lezioni frontali non erano a senso unico, ne noiose. La passività degli allievi non era prevista. Voleva che tutti partecipassimo alle sue lezioni con domande di chiarimento, con osservazioni e nuove proposte. Si preoccupava che i più vivaci non soffocassero la minoranza di bimbi timidi,come me, che avevano sempre il timore di sbagliare. La nostra aula non aveva una fissa disposizione di banchi,che cambiava in base alle attività che si dovevano svolgere. I nostri quadernoni erano ricchi di regolette di grammatica che lei accuratamente ci dettava e spiegava con molti esempi alla lavagna affinché fosse ben chiara a tutti. A ogni nuovo argomento spiegato seguivano molteplici esercizi in aula e a casa, in modo che l'argomento fosse ben meccanizzato e una verifica finale. Il suo metodo d'insegnamento non prevedeva solo lezioni in aula ma anche uscite didattiche per i luoghi del nostro paese, nel giardino della scuola, teatri e altri luoghi che avrebbero facilitato il nostro apprendimento,perché per raccontare e descrivere lei diceva sempre che bisognava osservare attentamente ciò di cui si sarebbe trattato. Fare un testo non era un semplice gettare li delle idee su un foglio bianco. Si serviva delle mappe per farci capire come scrivere adeguatamente un testo. Ogni nostro testo doveva così essere preceduto da una mappa in cui noi ,inizialmente sotto la sua guida poi in autonomia, tutto ciò che si doveva scrivere sull'argomento centrale in modo ordinato e logico. Ogni occasione, festività era occasione per mettere alla prova le nostre abilità di scrittori. La lettura era elemento fisso delle nostre lezioni. Per stimolare la nostra motivazioni alla lettura fu creata una biblioteca di classe e organizzate gare affinché tutti migliorassero. Alla lettura di un testo seguiva spesso l' individualizzazione delle parole chiavi,riassunti e un disegno che interpretasse il racconto. Seppe ben utilizzare le grandi funzioni delle immagini capaci di attirare l'attenzione di noi bambini più di qualsiasi parola. Nei laboratori di informatica ci erano mostrati con le immagini in movimento i diversi fenomeni atmosferici,le stelle,l'evoluzione dell'uomo. Tutto veniva imparato con facilità e difficilmente dimenticato. Grazie a lei ho acquisito basi forti che mi hanno permesso di costruire un bagaglio culturale ben saldo. Spero in giorno di traslocare, tutto ciò che i miei insegnanti hanno dato a me,ai miei futuri allievi,compreso l'amore per il sapere,con la consapevolezza che noi abbiamo la grande responsabilità di formare non semplicemente allievi ma anche futuri cittadini. Angela Cellamare

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  60. Ilaria mastrangelo23 novembre 2016 11:00

    Un'insegnante che ricorderò sempre è sicuramente la mia maestra di italiano delle elementari. Il mio sogno è sempre stato quello di fare la maestra, già nel periodo della scuola dell'infanzia, ma dal momento esatto in cui incontrai lei, non ho più avuto dubbi. Il mio percorso doveva essere questo. La mia maestra mi affascinava innanzitutto come persona , come donna, sempre solare, sorridente , tanto profumata che ricordo anche in questo momento il suo profumo. Per me era un punto di riferimento, ma lo è ancor di più adesso che ho intrapreso questi studi. Di lei ricordo perfettamente il modo che aveva nell'interagire con noi bambini, riusciva a catturare la nostra attenzione in tutte le circostanze. Ogni volta che spiegava un nuovo argomento, cercava il più possibile di far capire tutto a tutti, facendo esempi, mimando conversazioni, riproducendo i versi degli animali, ed era disposta a fare 26 esempi diversi, uno per ogni bambino, pur di fare capire il concetto a tutti noi. È grazie a lei, infatti, che non temo per niente la lingua italiana e le sue regole grammaticali. Nonostante io adorassi questa insegnante, in fondo, l'ho sempre anche un po temuta. Sapevo che nel momento in cui non avessi rispettato un compito o un ordine, si sarebbe molto arrabbiata. Non amava le classiche lezioni frontali, cercava di coinvolgerci ogni giorno con attività nuove, infatti proprio grazie a lei abbiamo fatto numerose uscite didattiche per scoprire come si producesse il latte, il vino, la coca cola e il pane. Ogni giorno noi bambini avevamo la voglia, eravamo super-motivati ad apprendere cose nuove. Oltre a questo riusciva a capire perfettamente gli stati d'animo di ognuno di noi alunni, cercando sempre, nel caso in cui un alunno fosse triste, di consolarlo e far dimenticare la tristezza. Ricordo ancora perfettamente come riuscì a "prendere" un mio compagno iperattivo. Il mio compagno faceva molta fatica a concentrarsi durante le spiegazioni, e tendeva sempre ad essere "chiacchierone " o passeggiare tra i banchi. La mia maestra con estrema delicatezza riuscì a capire il punto debole del mio compagno: il suo punto debole era da musica. Da quel momento in poi, al mio compagno venivano sempre affidati compiti che richiamassero la sua passioni, ad esempio, nelle recite scolastiche, lui era il coordinatore dei suoni. La mia maestra è per me un esempio perché non ho un ricordo brutto di lei. La sua delicatezza, ma allo stesso tempo durezza, mi convincono sempre di più a concludere il mio percorso ed , in particolare, ad avvicinarmi al mondo della disabilità. La cosa, più di ogni altra, cercherò di "far mia", è sicuramente la sua capacità di capire i bambini e come aiutarli nel loro percorso scolastico.

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  61. Quando il professore Bruni ci ha proposto di descrivere uno dei tanti insegnanti che ci ha segnato nel corso della nostra carriera scolastica, senza alcun dubbio mi è balzato subito alla mente lui il professore A.P. di lingua e letteratura francese al liceo. Ricordo molto bene quando entrò per la prima volta in classe. A primo impatto sembrava un uomo autoritario e formale, ma in pochi giorni tra la mia classe (formata solamente da ragazze) e lui si creò subito un piacevolissimo rapporto non solo a livello professionale. Non aveva figli, e forse l’impossibilità di vivere in prima persona il rapporto padre-figlio lo portò ad interessarsi alle nostre problematiche adolescenziali oltre a quelle scolastiche. Aveva sempre il sorriso stampato in faccia, amava il suo lavoro e ad ogni lezione cercava di esprimersi sempre in modo chiaro per rendere le sue lezioni interessanti e coinvolgenti. Durante le interrogazioni era molto esigente, ma questo sue essere cosi pretenzioso era un invito a dare sempre il meglio di noi. Ci stimava molto, e devo dire che la cosa era reciproca. In tutta la scuola ci elogiava come le migliori alunne che avesse mai avuto e proprio per non deluderlo abbiamo cercato di raggiungere sempre ottimi risultati non solo nella sua materia. Purtroppo in terzo liceo il professore A.P. venne sostituito da un altro insegnante, ma nonostante ciò ogni mattina entrava in classe a salutarci e ricordarci che per qualsiasi cosa avremmo potuto contare su di lui. L’anno successivo li venne assegnata nuovamente la nostra classe. Io e le mie compagne realizzammo un cartellone con su scritto “BENTORNATO PROF” e quando il professore lo vide si commosse e con le lacrime agli occhi disse: “Vi confesso che mi siete mancate tanto”. Al termine del liceo il rapporto con il professore A.P. non è cambiato anzi si è rafforzato ancora di più. Se oggi mi chiedessero che tipo di insegnante vorresti essere al termine dei tuoi studi risponderei che è lui l’insegnante che vorrei essere. Un insegnante che non si limitava a trasmettere nozioni e saperi,ma che impartiva lezioni di vita e che incoraggiava tutte noi a non fermarci mai alle prime difficoltà, ma ad impegnarci affinché i nostri sogni diventassero realtà.
    Fabiana Di Re

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  62. Durante il mio percorso scolastico ho avuto la fortuna di incontrare quasi sempre docenti competenti, l'insegnante che più mi è rimasta in mente, forse per il suo essere autoritaria ma allo stesso tempo comprensiva e affettuosa, è  la professoressa di italiano della scuola superiore di primo grado. Mi ha insegnato per tre anni italiano e nonostante non sia  mai stata la mia materia preferita è riuscita a coinvolgermi e a farmi apprendere tantissime cose; oltre ad essere una persona preparata e  competente amava molto il suo lavoro e questo la rendeva una professoressa veramente speciale, cercava sempre di rendere interessanti le sue lezioni con spiegazioni dettagliate  e spesso attraverso   video ed  immagini rendendoci molto partecipi. In particolare ricordo le sue lezioni pomeridiane in cui ci riunivano per lavorare a progetti molto creativi come ad esempio il teatro o semplici cartelloni che poi tenevamo in classe. Era sempre disponobile a darci una mano e quando serviva anche qualche rimprovero o punizione, ceracava sempre di farci fare esercizi e letture in classe cosi che a casa avevamo poco lavoro da svolgere. Ho sempre avuto un bel rapporto con lei, vivendo in un piccolo paese e quindi frequentando la scuola li ho sempre avuto in classe un numero ridotto di compagni e questo ci ha permesso di instaurare uno stretto rapporto con le insegnati, lei riusciva a captare lo stato d'animo di tutti noi e se qualcosa non andava subito se ne accorgeva. Se devo pensare che un giorno mi ritroverò dietro ad una cattedra ad insegnare sicuramente mi torna in mente il suo metodo d'insegnamento,  il mio desiderio più grande  e quello di riuscire a trasmettere ai miei futuri alunni ciò che lei con tanta passione ed amore ha trasmesso a me.
    Elisa Moffa

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  63. Ripensando alla mia carriera scolastica,sono stati tanti gli insegnanti che ho avuto modo di conoscere, chi in maniera più dettagliata e profonda e chi meno. Insegnanti che come si dice quando si è bambini "più bravi" e insegnanti "meno bravi". Ho avuto la possibilità di conoscere davvero insegnanti dal cuore d'oro.
    Una professoressa che ricordo con più affetto e con un sorriso sulle labbra è l'insegnante di Scienze Umane del liceo. Il tempo con lei passava velocemente e in modo sereno e tranquillo. Difficilmente affrontava tematiche noiose, ma se succedeva trovava sempre un modo piacevole senza far pesare la lezione, e riusciva a tenere alta la nostra soglia di attenzione e coinvolgimento. Non aveva un metodo ben preciso. Le piaceva discutere a volte, anche "animatamente" con noi, ascoltare i diversi punti di vista e le nostre idee in seguito a ciò che spiegava. Lavoravamo spesso in gruppo, lasciandoci liberi di organizzare e sviluppare il lavoro. Le piaceva ascoltare da parte nostra approfondimenti su determinate lezoni o anche su semplici concetti e quindi, spesso capitava di dover svolgere ricerche su siti o meglio ancora su diversi libri. Insisteva molto sulla "collaborazione" e nel fare lezioni improntate su dibattiti e discussioni per motivare gli alunni a renderli partecipi il più possibile. Mi piaceva discutere con lei, dall'argomento affrontato durante una lezione a un fatto accaduto e raccontato al telegiornale.
    Vederla completare il suo lavoro, la sua carriera con noi, è stato triste ma allo stesso tempo emozionante. Era evidente quanta ancora tanta forza, volontà e soprattutto grande motivazione avesse nel continuare ad insegnare nonostante, i suoi lunghi anni di carriera alle spalle. Una professoressa che ha dimostrato tanto di avere a cuore i suoi alunni, che le premeva molto guidarci e ragionare insieme su quelle che poi saranno le nostre scelte future. Una professoressa che ha saputo trasmettere valori umani e professionali.
    Ho avuto questa grande fortuna di conoscere un'insegnante come lei, di cui ho ancora tanta stima e spero, magari un giorno, di diventare un'insegnante disponibile, affettuosa e giusta, anche capace di riuscire a trasmettere l'amore per quello che faccio e per quello in cui credo.
    Federica Campopiano.

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  64. Tra i tanti insegnanti che ho avuto modo di incontrare e conoscere nella mia carriera scolastica, una in particolare è rimasta impressa nella mia mente: la professoressa di Matematica delle scuole superiori.
    In realtà non sono in grado di spiegare, in via del tutto razionale, il perchè di lei conservi un così bel ricordo, considerato che in età adolescenziale è difficile eseguire una lucida ed imparziale analisi delle persone con cui entri a contatto.
    Con il passare degli anni, tuttavia, ho maturato la convinzione che la cosa che maggiormente mi ha colpito di lei era il suo modo particolare di confrontarsi con gli alunni, che poteva risultare alquanto "sui generis" se confrontato con le modalità di insegnamento più tradizionali e "amichevoli" adottate dagli altri insegnanti.
    Estremamente esigente e scrupolosa, caratteristiche queste che, a mio parere, dovrebbero riscontrarsi in tutti i docenti, tuttavia ella si distingueva per la sua particolare capacità di conquistarsi il rispetto dei propri alunni attraverso quella che io ed i miei compagni definivamo simpaticamente "la strategia del terrore".
    Con tale espressione, infatti, non intendo riferirmi ad un comportamento aggressivo e diseducativo, quanto piuttosto ad un modo di insegnare molto severo ed intransigente, che talvolta poteva risultare quasi autoritario.
    Non posso nascondere che nei primi tempi ero del tutto condizionata dal peso dei pregiudizi.
    Era fredda e distaccata nel rapporto con noi alunni, forse anche troppo dura, ma crescendo ho capito che tale atteggiamento serviva solo ed esclusivamente per spronarci e aiutarci a diventare più forti e più caparbi, anche nella vita.
    Se penso ad un insegnante importante per me penso a lei ed è forse anche merito suo se oggi ho intrapreso questo percorso. Quando, e se un giorno diventerò insegnante, spero di non incutere timore ai miei alunni piuttosto di apparire come una figura rassicurante e su cui poter contare rimanendo sempre una docente scrupolosa e preparata, proprio come lo era lei.
    Ecco, questo sarebbe un gran bel sogno che diventa realtà!
    Noemi Tortola

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  65. A partire dalla mia esperienza da studente posso affermare che non ho mai avuto un’insegnate il quale sia stato capace di lasciare un’impronta che mia abbia spinto a scegliere l’idea di essere un maestro.
    Vorrei parlare però di un professore mai incontrato personalmente ma che ho conosciuto attraverso tre libri realizzati da lui stesso ed alcuni video online. Egli insegna greco e latino in una scuola superiore di Milano e come accennavo poco fa è anche uno scrittore. Questa persona è riuscita ad arrivare alla mia anima fino a renderla più bella perché mi ha fatto capire meglio chi sono io e che tipo di persona posso essere.
    Dalla mia osservazione potrei dire che egli sia un docente disponibile all’ascolto dei ragazzi, diretto e chiaro nella comunicazione. Conosce bene i nostri bisogni cognitivi poiché sa come richiamare l’attenzione attraverso alcuni stimoli quali la curiosità, la sollecitazione di argomenti interessanti ai quali dà sempre ottime spiegazioni o per lo meno buone interpretazioni.
    Per me esprime un modello di insegnante stabile ed è per questo che lo ammiro molto.
    Michael Di Florio

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  66. Nella mia storia di studentessa ho avuto la fortuna di incontrare e lavorare con una molteplicità di insegnanti che mi hanno portata a capire l’importanza della conoscenza,unica “arma”capace di rendere liberi gli uomini e ad essere quella che oggi sono.Sin dai primi anni di scuola ho sempre cambiato docenti e, a discapito di quanti credono che ciò sia disorientante, per me è stata un ricchezza. Mi ha aiutata a crescere, a capire che non esistono certezze e che tutte le persone che incontriamo lungo il percorso della vita ci lasciano sempre un po’ di se e prendono un po’ di noi. Ripensando alla mia esperienza dunque lo scenario che si prospetta ai miei occhi è piuttosto variegato e per lo più positivo: ricordo ogni singolo volto e nome dei miei insegnanti ognuno dei quali ha avuto un’ importanza fondamentale nella mia vita.Ho scelto di descrivere la mia prima maestra di italiano,colei che mi ha guidata nei miei primi passi alle scuole elementari e che ha dato avvio a questo percorso. Quando ripenso a lei mi appaiono davanti i suoi grandissimi occhi penetranti e le sue parole altrettanto profonde, il suo carisma,la grinta,la determinazione e soprattutto l’amore che metteva nel suo lavoro.Era un vulcano di idee e aveva la capacità di rendere ogni lezione unica e divertente.Per ogni nuova lettera che dovevamo imparare c’era una filastrocca o un gioco per cui dovevamo ricercare le“a” sulle etichette o sui giornali o andare“a caccia ”di “e” in giro per la scuola, insomma non ci si annoiava mai. Ciò che è rimasto, però, più di tutto impresso nella mia mente è stato il suo “progetto lettura” un percorso durato l’intero anno scolastico durante il quale dovevamo ascoltare,scrivere,sceneggiare,illustrare e commentare la storia di “Cipì” e che ha portato in conclusione alla creazione di un libro che conservo ancora gelosamente.Tale percorso, portato avanti in collaborazione con altre insegnanti ,è l’esempio di ciò che credo debba fare un vero insegnante.Educare al valore del racconto tradizionale attraverso la lettura ad alta voce, la narrazione e il teatro,(spesso eravamo chiamati a “metterci in gioco” e sceneggiare il racconto),oltre a sviluppare la curiosità,l’attenzione,l’ascolto,la creatività grafica nonché la cooperazione,il confronto l’opportunità di porre domande e stimolare l’interazione(discutendo e riflettendo su quanto letto). Ma Cipì non era solo questo la sua storia di uccellino diverso dagli altri che nonostante i consigli dei passeri adulti non frena la sua curiosità è la storia di ognuno di noi. La sua indisciplina lo porta a misurarsi con grandi imprese, ad organizzare battaglie e alla fine,diventato padre a sua volta,ad avere una vita piena di esperienze da raccontare ai suoi figli. È un racconto intenso e universale che ha dato ad ognuno di noi l’opportunità di conoscere il mondo come ambiente fisico e sociale,di connettere quanto appreso in classe alla nostra esperienza quotidiana,di riflettere sulla diversità dei personaggi come degli uomini e sull’importanza di tale varietà che deve essere valorizzata, di diventare grandi e sviluppare la nostra personalità.A distanza di tredici anni non posso fare altro che ringraziare le mie maestre per l’esempio di vita che mi hanno dato non solo proponendomi tale testo e progetto, ma mettendosi in gioco con noi e mostrandoci in prima persona cos’è l’amicizia e cosa possa nascere da essa. Credo siano riuscite ad essere veicolo per valori importanti come “essere laboriosi per mantenersi onesti, essere buoni per poter essere amati, aprire bene gli occhi per distinguere il vero dal falso, essere coraggiosi per difendere la libertà” rispettando a pieno le parole di M.Lodi autore del libro. Io non ho sentito l’assenza di continuità perché esse, pur nella loro diversità,erano unite e rese simili dalla loro profonda amicizia e collaborazione che spero un giorno di poter avere con i miei colleghi.Il mio percorso quindi lo devo a loro che mi hanno saputo trasmettere la curiosità e il desiderio di conoscenza e per questo lo dedico a loro! Graziella B.

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  67. Nel mio percorso scolastico ho avuto l’occasione di incontrare vari tipi di insegnanti, ognuno con delle proprie caratteristiche. Ho conosciuto docenti egocentrici, docenti autoritari che cercavano di imporre con intransigente fermezza le proprie idee e i propri punti di vista, docenti troppo severi o, al contrario, troppo comprensibili. Di insegnanti che parlano con il cuore ai propri alunni ne ho visti ben pochi però io ho avuto la fortuna di incontrarne una in particolare durante il mio percorso alla scuola primaria. Le lezioni con lei si svolgevano in un clima di tranquillità e serenità; ogni giorno disponeva i banchi a ferro di cavallo e ciò garantiva una partecipazione attiva da parte di noi studenti che interagivamo tra di noi ed anche con lo stesso docente che alternava brevi esposizioni a domande o a frasi non completate per richiamare la nostra attenzione. Prima di affrontare un nuovo argomento di studi si accertava che ognuno di noi avesse le idee ben chiare e ci invitava a fare domande qualora ci fossero dei problemi oppure richiamava i punti salienti. Ricordo inoltre che un giorno a settimana era dedicato ai lavori di gruppo, all’interno dei quali ci invitava ad esprimere tutte le nostre doti e i nostri talenti più nascosti. Era una persone dolce e comprensione. Per me non era una semplice insegnante, ma un vero e proprio punto di riferimento. Nonostante siano trascorsi diversi anni siamo ancora in contatto ed è grazie a lei che ho intrapreso tale percorso universitario. Fin da bambina ai miei occhi appariva come una donna forte e lo era, lo era davvero. Grazie a lei ho capito che la scuola e la vita non sono due realtà così separate perché è sui banchi di scuola che ci si prepara alla vita,a una vita che può essere molto crudele. Una famosa frase afferma “un’insegnante ti prende per mano, ti tocca la mente, ti apre il cuore”….niente di più vero!
    Angelica Zurlo

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  68. Quando il prof.Bruni ci ha chiesto di descrivere un insegnamento che abbiamo conosciuto nel corso della nostra carriera scolastica ho subito pensato alla mia maestra di matematica della scuola elementare. La maestra era molto particolare nel suo abbigliamento ma al di là dell'aspetto esteriore aveva un gran cuore ed era sempre disponibile con tutti. Aveva un modo di insegnare semplice, chiaro e molto divertente. Le ore in cui c'era lei passavano in fretta e nonostante fossimo una classe molto numerosa regnava sempre l'ordine ciò dovuto al suo continuo coinvolgimento con giochi, canzoni e varie attività che ci stimolavano tanto nell'apprendimento. Tutto era perfetto fino a quando la maestra incominciò a mancare a causa di gravi problemi di salute.Quindi incomonciarono ad alternarsi maestre una diversa dall'altra sia nel modo di insegnare sia nel modo di rapportarsi a noi.Ricordo che erano lezioni frontali ognuno seduto nel proprio banchetto erano lezioni molto noiose, schematiche praticamente le ore non passavano mai. Infatti, tutta la classe aspettava con ansia il suo ritorno e dopo un lungo periodo di attesa ritornó e fu una gran festa.Eravamo tutti entusiasti del suo ritorno ma soprattutto entusiasti di ricominciare le lezioni con lei.
    Simona Maddalena

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  69. Nell'arco della vita si ha la possibilità di incontrare molti professori, alcuni di questi si possono anche "conoscere"; poi c'è chi ti dà qualcosa in più, chi ti dà qualcosa in meno, e chi ti rimane dentro per tutta la vita. E' questo il caso della mia insegnante di italiano delle medie, una "signora" tutta d'un pezzo, uno di quegli insegnanti vecchio stampo, all'apparenza rigida e severa, ma con un animo dolce e sensibile. Ha sempre preteso molto da noi alunni, sotto tutti i punti di vista, scolastici e personali, ma forse è proprio per questo che la ricordo con affetto e stima: è stata per me anche un insegnante di vita. Sapeva capire a fondo ogni nostro piccolo problema, ogni nostra incertezza ed era un piacere potersi aprire in disparte con lei e parlare delle problematiche adolescenziali, alle quali aveva sempre un consiglio pronto. All'occorrenza non mancava il rimprovero per quello che aveva visto in villa il giorno prima, all'infuori dell'orario scolastico..si è presa cura di me come una seconda mamma. Anche questo dovrebbe essere un insegnante, sopratutto se della scuola primaria, dove ci sono alunni che devono ancora crescere e formarsi. Bisogna saper conoscere ed adattarsi ad ogni singolo individuo, ognuno è diverso dall'altro e non si può pensare di utilizzare lo stesso metodo di insegnamento con tutti gli alunni di quelle classi.
    Eleonora Angiolilli

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  70. Per quanto molti sottovalutino la preparazione e l’educazione che comporta il frequentare la scuola, essa è un periodo della nostra vita che ci forma sia moralmente che psicologicamente. Questo processo avviene non solo grazie alle materie studiate ed alla socializzazione con i propri compagni, ma soprattutto attraverso il rapporto che si instaura con i propri insegnanti. Nel corso della mia carriera scolastica, ho avuto modo di conoscere differenti modelli di insegnanti. Ciascuno di essi aveva un suo metodo di approccio: chi era distaccato, chi cercava di mettere un pizzico di passione in quello che faceva, chi era superficiale chi era direttamente l’opposto di quest’ultimo. Ed è proprio da questa differenza che ho capito quanto sia fondamentale il ruolo dell’educatore in un ambiente così vasto. Non è semplice per me scegliere un’insegnante che più mi abbia colpita tra i tanti che ho avuto, poiché ognuno di loro è riuscito a trasmettermi qualcosa di positivo, rendendomi la persona che sono adesso. Tuttavia, nonostante siano passati tanti anni, la mia maestra di italiano delle scuole elementari mi è rimasta nel cuore. Questo perché era completamente diversa dalle altre, sia nel modo di presentarsi che nel modo di fare. Ricordo ancora quando il primo giorno di scuola, dopo aver notato la timidezza negli occhi dei bambini dettata dal timore di un mondo completamente nuovo, prese un piccolo stereo dell’armadietto, vi infilò dentro un CD e fece partire una serie di canzoni per bambini. Dopodiché iniziò a cantare, invitando noi alunni a fare lo stesso, per sciogliere un po’ della tensione che si era creata. Un altro ricordo indelebile fu quando un giorno, dato che l’aula risultava spoglia per le sue pareti completamente bianche, con solo una lavagna posta al centro di una di queste e circondata da alcune cartine geografiche, lei mise sul banco di ognuno di noi un foglio bianco e ci invitò a disegnare qualunque cosa ci passasse per la testa, purché fosse colorata. Alla fine della giornata attaccammo tutti i disegni in quel bianco infinito che ci circondava, rendendo l’aula più colorata e familiare. La cosa che mi colpiva di più però, era il fatto che riuscisse ad alternare senza problemi il gioco allo studio. Impossibile negare la quantità di compiti assegnati per casa, che occupavano la maggior parte del pomeriggio, dal momento che insegnava non soltanto l’ italiano, ma anche la storia e la geografia. In seconda elementare conoscevamo già tutte le coniugazioni di tantissimi verbi e ogni settimana facevamo delle gare per vedere chi sbagliava di meno, con in palio dei cioccolatini al più bravo. Non solo! In quinta elementare ci fece imparare a memoria “’A Livella” di Antonio de Curtis, e riuscì anche ad insegnarci l’analisi logica e del periodo. E’ riuscita addirittura a far diventare la classe un gruppo coeso, facendoci cambiare compagno di banco ogni settimana, per aiutare la nostra socializzazione. Insomma, tra tutti gli insegnanti che io abbia mai avuto lei è stata quella che mi ha maggiormente condizionata. E’ grazie a lei se ho deciso di intraprendere in futuro la carriera di maestra e spero vivamente di diventare, un giorno, incredibile come lei.
    Ceci Liliana Cristina

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  71. Diventare un’insegnante non era il mio sogno nel cassetto. Ma le cose possono cambiare. Questa è la mia seconda laurea,infatti sono una biologa ed ho 30 anni. Scelgo di parlare della mia relatrice della tesi magistrale,la prof.Bice. Tutt’ora è parte della mia vita, ci vediamo spesso per una pizza o un caffè. E’una presenza amica e materna,era con me nel giorno del matrimonio e l’ho vista commuoversi quando ha preso tra le braccia mia figlia per la prima volta.
    Ha cambiato il mio modo di vedere le cose,mi ha fatto capire cosa volesse dire insegnare,mi ha fatto capire che potrei essere capace di farlo.
    In un’università grande come quella di Napoli,in cui in genere sei un numero di matricola tra tanti, dove se non hai una certa media i relatori non ti concedono la tesi, lei accoglieva tutti nel suo laboratorio. Ogni tesista aveva il suo progetto di ricerca da portare avanti, ma il fallimento di un esperimento o qualsiasi intoppo era un’occasione per riunire tutto il gruppo di lavoro nel suo ufficio piccolo ed accogliente. Si discuteva di possibili errori ed ognuno diceva la sua. Il problema di uno era il problema di tutti. Tutti all’occorrenza si sentivano coinvolti nel lavoro altrui. E’ stata sempre aperta a qualsiasi pensiero,possibile alternativa o soluzione. Mi sono sempre sentita libera di poter esprimere un parere senza sentirmi giudicata , ricevendo solo critiche costruttive.
    Non ha mai voluto che ci sedessimo di fronte a lei oltre la cattedra ma accanto. Era riuscita a creare un ambiente familiare, un clima sereno in cui poter lavorare ed imparare.
    Ho visto la sua passione,la sua dedizione, la sua completa disponibilità verso noi laureandi.
    Un giorno mi ha chiamata nel suo ufficio e mi ha affidato dei tesisti triennali da seguire. Spaventata per tale responsabilità,non ho esitato ma dentro di me non sapevo se potessi essere all’altezza. Mi sono trovata questi ragazzi davanti,un po’ intimoriti. Ho cercato di metterli a proprio agio e da lì è stato tutto in discesa. Nei mesi successivi mi sono sentita gratificata dal loro entusiasmo,curiosità e volontà.
    Mi sono sentita dire dalla mia prof che sarei stata un’ottima insegnante e che aveva riposto la sua fiducia nella persona giusta.
    L’essere diventata madre mi ha poi messa di fronte alla realtà dei più piccoli, ad un entusiasmo continuo e piccoli progressi,tante nuove scoperte e conquiste. Quindi eccomi qui. Ma questa è un’altra storia.
    Spero un giorno di poter trasmettere la passione che ho visto in lei ai miei alunni e di poter dare loro tutto quello che ho ricevuto io da lei.
    LUCIA VICEDOMINI

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  72. Nella vita ognuno di noi,in qualità di studente,si confronta con svariate tipologie di insegnanti,nonché relative metodologie e strategie educative,arrivando così a sviluppare,in maniera più o meno consapevole,una propria visione dell’insegnamento. Spesso però poi risulta difficile trovare le parole giuste, o meglio mettere per iscritto ciò di cui si fa esperienza, a maggior ragione se si tratta di elencare gli elementi professionali che possono spingere a scegliere un percorso formativo in Scienze della formazione primaria.Premesso questo, io mi ritengo fortunata per gli insegnanti incontrati nella mia carriera scolastica,a partire dalla scuola primaria.Ma,il professore che più di tutti mi ha segnata è il prof.V.di latino,storia e geografia incontrato alle Superiori.Ho ammirato sin dal primo giorno il suo amore e la sua dedizione per il suo “mestiere”;l’arte di saperlo fare in maniera originale e ogni volta diversa,il suo saper essere “diverso”tra i diversi. Era l’unico ad interessarsi agli alunni,a crearci un rapporto, a preoccuparsi di insegnare l’essenziale senza rincorrere o perdersi dietro formalità.Coinvolgeva tutti,spronando ognuno a fare e dare il meglio,a credere nelle proprie capacità e a mettersi in discussione sempre, nonché a coltivare la voglia di sapere.Nonostante le sue fossero lezioni frontali,riusciva a farci partecipare, uno ad uno,indistintamente.A lui devo il desiderio e la capacità di essere critica,di interrogarmi su tutto e di provare a dare sempre il meglio, facendo mio anche il concetto che a prima vista può sembrare arduo o avulso dalla realtà.Rimanevo incantata quando riusciva a riallacciarsi o collegarsi ad ambiti e materie più svariate ed è lo stesso che ci faceva fare durante le interrogazioni.Le sue, proprio per questo motivo,non erano sempre seguite da voto e quindi anche lo studente meno preparato o sicuro arrivava ad avere voglia di esprimersi e mettersi alla prova.Ho fatto mio,come metodo di studi, proprio il fare collegamenti nonché sviluppare la memoria visiva.Non a cas, il suo esporre i concetti in maniera semplice per poi organizzarli attraverso mappe, ha permesso gradualmente anche alle persone meno capaci di ricordare e incamerare concetti complessi,sviluppando le proprie competenze. Un altro aspetto che voglio ricordare è il suo cercare confronto e continuità con il resto dei prof.,scontrandosi spesso con una realtà all’antica.Grazie a lui mi sono resa conto dell’importanza che assume un insegnante,e soprattutto della RESPONSABILITà che arriva ad avere nei confronti di un alunno, a maggior ragione se quest’ultimo è un bambino. Voglio con questo percorso di studi provare a fare mia questa sfida, sperando un giorno di assolvere al meglio a questa “responsabilità”.

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  73. Durante il mio percorso scolastico ho avuto modo di conoscere diverse maestre e diversi professori e professoresse. Ognuno di loro mi ha dato ed insegnato tanto sia a livello umano che professionale ma in questo post scelgo di ricordare la mia maestra di italiano della scuola elementare: la maestra Silvia. La mia scelta non è fatta a caso ma ha una motivazione ben precisa: molti professori e professoresse del liceo avrebbero meritato che spendessi due righe per loro ma è stata la maestra Silvia che mi ha accolto per prima tra i banchi di scuola e che mi ha trasmesso la passione per lo studio in generale ed il desiderio di scoprire ed imparare sempre cose nuove. Ricordo ancora il primo giorno di scuola quando entrò in classe con il sorriso che poi l’ha sempre contraddistinta. Fu quel sorriso a colpirmi e a farmi sentire a casa in un ambiente per me nuovo e tutto da scoprire. La maestra Silvia era una donna che amava molto il suo lavoro e i suoi bambini. Dal suo modo di insegnare, infatti, traspariva subito l’amore, la passione e la dedizione per il suo lavoro. Sempre attenta alle esigenze di ognuno di noi si dedicava all'insegnamento con tutta se stessa. Aveva una pazienza infinita. Questo non significa che non fosse esigente e che non rimproverasse chi lo meritava. Tutt'altro. Proprio perché metteva l’anima in ogni cosa che faceva voleva che facevamo lo stesso anche noi. Ogni giorno correggeva i compiti di ognuno di noi singolarmente per farci capire se li avevamo fatti bene o male e quando spiegava si accertava sempre che avessimo capito tutti. Organizzava spesso laboratori per svolgere lavori di gruppo e realizzava progetti con le altre classi per favorire l’integrazione e la socializzazione. Amava organizzare gite ed uscite didattiche di ogni tipo, anche una semplice passeggiata nella natura nelle diverse stagioni. Una volta imparato a scrivere, ogni giorno della settimana, dopo la lezione, ci assegnava qualcosa di diverso da fare: dal tema agli esercizi di grammatica, dal riassunto di una lettura all'invenzione di un racconto o di semplici pensierini, dalla poesia alle canzoni, dai lavori individuali ai lavori di gruppo. Una cosa poi mi è rimasta impressa nella mente: il sabato non assegnava mai i compiti per casa perché diceva che il fine settimana era fatto per stare con i genitori. Ecco lei è la maestra che un giorno vorrei diventare.
    Linda Grossi

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  74. Voglio parlarvi della mia professoressa di Scienze Umane, colei che mi ha convinto ancor di più ad affrontare il percorso di Scienze della Formazione Primaria. Questa insegnante ci ha seguiti per i cinque anni del liceo,quindi ci ha visti crescere e maturare. La professionalità e la preparazione nella sua materia non sono le uniche caratteristiche che mi hanno colpito di lei ma il suo fare incoraggiante e rassicurante che adottava nel momento in cui mi vedeva in difficoltà. Nelle prove orali non richiedeva la ripetizione mnemonica di ciò che avremmo dovuto studiare ma ci spingeva a fare ragionamenti,ad essere critici e a notare differenze e analogie sui diversi argomenti che avevamo affrontato in precedenza.
    La lezione era frontale e spesso ci dedicavamo a lavori di gruppo oppure vedevamo dei film che ci avrebbero aiutato a capire maggiormente argomenti che avremmo trattato a lezione successivamente.
    Il giorno in cui capii realmente che sarei voluta essere una maestra è stato quando abbiamo fatto il tirocinio nella scuola primaria. Esperienza fantastica: abbiamo proposto attività motorie in palestra, disegnato con i bambini e ci siamo create nuovi piccoli amici. La professoressa ha voluto farci testare sul campo quanto appreso nella teoria e farci calare nella realtà facendoci capire com'è complesso e al contempo gratificante il ruolo dell'insegnante. Proprio per questo non dimenticherò mai la professoressa ma soprattutto per il suo credere sempre in me e nelle mie capacità.
    Lucrezia Marianaccio.

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  75. Nel corso della mia carriera scolastica ho avuto la fortuna d'incontrare diversi bravi insegnanti, capaci, ognuno a modo suo, di stimolare ed accrescere davvero le mie potenzialità, sia prettamente didattiche e culturali che non.
    così come, d'altro canto, ho avuto la sfortuna di incontrarne tanti altri che penso non abbiano ben chiaro, ancor oggi, il giusto concetto di insegnamento. ma questo è più che normale, si sa, il positivo ed il negativo viaggiano di pari passo, e l'uno non può escludere l'altro. A modo loro, anche queste figure negative hanno avuto un impatto formativo su di me, forse più incisivo e più forte, ed all'elaborazione della mia visione dell'insegnamento, consapevolmente o non, hanno sicuramente contribuito in modo più diretto e intenso, concedendomi di capire il tipo d'insegnante che non voglio diventare.
    dovendo scegliere un esempio positivo, però, sembrerà strano, ma in automatico ho pensato subito ad un professore che ho avuto il piacere d'incontrare,non durante la scuola dell'obbligo, ma all'Università. Si tratta del Prof. M.M. di Finanza Aziendale, la materia più complessa, intricata e decisamente la più noiosa da seguire a lezione e pesante da studiare a casa, con la quale abbia mai dovuto aver a che fare. La mia stima per lui nasce proprio da questo presupposto: grazie alla sua passione, al suo spiccato sarcasmo e senso ironico ed alla sua capacità di coinvolgere totalmente chi lo ascolta, è stato in grado di trasformare ore ed ore di lezione, altrimenti le più noiose e pesanti in assoluto, in piacevolissime ed interessantissime ore di totale accrescimento culturale. la cosa che più ho apprezzato di lui è stata la sua capacità di non affrontare un argomento del programma solo come tale, e di fermarsi alla sua mera spiegazione, ma di prenderlo come spunto, come vero e proprio trampolino di lancio, dal quale ci spingeva letteralmente a tuffarci.
    Tuffarci nella sua capacità di attualizzare ogni argomento trattato con esempi reali, di cronaca o effettivamente tangibili, di applicare davvero alla realtà ed a quello che ci sta accadendo attorno la teoria, che intanto spiegava, e che altrimenti sarebbe rimasta solo tale. la teoria fine a sé stessa è sterile, imparare ad applicarla ed a saperla riconoscere in ciò che accade a noi stessi o al resto del mondo, ed a saperla analizzare ed elaborare con senso critico, è l'unico modo per "onnorarla" davvero e fare in modo che ne sia valsa la pena studiarla.
    Credo che, fra tante altre,questa sia la cosa principale che il Prof. M.M. cerchi di trasmettere ai suoi allievi ed ammetto che ha rappresentato il talento che più ho apprezzato in lui, oltre alla sua splendida ironia con la quale è capace di condire il tutto, donandogli un gusto di certo più buono!
    Rosanna Gattozzi

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  76. La mia esperienza ebbe inizio durante il quarto anno di scuole superiori quando la mia professoressa di storia venne sostituita dal professor F.F. per i restanti cinque mesi. Non fummo per nulla spaventati dalla notizia, eravamo una classe abbastanza vivace che talvolta prevaricava i professori che non si imponevano.
    Quando entrò in aula, si presentò ed iniziò a far lezione attirando fin da subito l’attenzione e la partecipazione dell’intera classe. Le sue lezioni somigliavano a degli intensi dibattiti nei quali ognuno poteva intervenire fornendo spunti di riflessione alla classe o addirittura al professore, il quale mostrava un forte interesse nel comprendere le diverse personalità ed intelligenze dei suoi studenti. Gli argomenti, talvolta pesanti, venivano trattati in maniera tale da essere assorbiti ancor prima di aprire i testi a casa.
    Così d’un tratto anche coloro che non avevano alcun stimolo e motivazione verso lo studio iniziarono ad interessarsi alla materia.
    Le sue interrogazioni erano dei lunghi colloqui basati soprattutto su ciò che lui amava chiamare “il nocciolo del discorso” che corrispondeva al motivo principale di un dato avvenimento storico il quale molto spesso non si trovava sui testi ma era il frutto di un’attenta riflessione trattata in classe. Per me fu proprio questa la caratteristica che distinse il professore in questione da tutti gli altri, mi colpì questa sua particolare inclinazione verso le nostre riflessioni e strutture mentali, come se si prefiggesse l’obiettivo di farci arrivare ad una meta attraverso il colloquio e la trattazione di argomenti in maniera scettica.
    Ho deciso di scrivere proprio su questo professore perché non utilizzò particolari tecniche didattiche, non istaurò con noi rapporti personali interessandosi a difficoltà scolastiche e non, ma si basò esclusivamente sulle nostre capacità intellettive e di interazione. Questo metodo ha creato in tutti noi studenti una solida e ancora adesso riconosciuta conoscenza e per questo lo ricordiamo tutti con profonda ammirazione.
    FELICIA DE CRISTOFARO

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  77. Credo proprio che sia stato lui il mio miglior insegnante delle scuole elementari, il maestro Michele. Impeccabile dal punto di vista didattico, ci insegnava Italiano, ma riusciva a trasmetterci alla grande anche conoscenze relative alle scienze e in particolar modo alla matematica. In questo modo, senza farcelo notare direttamente, andava a colmare vuoti che sarebbero dovuti essere colmati dai docenti responsabili appunto delle proprie discipline. Riusciva a trasmetterci con la stessa semplicità nozioni semplici e nozioni complesse riuscendo in ogni caso a centrare il suo obiettivo, quello di favorire il nostro apprendimento. Era apertissimo al dialogo, interessato sempre a quello che noi allievi avevamo da raccontare. Grazie a questo suo carattere incredibilmente disponibile riuscivamo a proporgli e a confidargli questioni che lui prendeva con grande naturalezza, ma che in presenza di altri docenti probabilmente sarebbero state fuori luogo e avrebbero suscitato un certo imbarazzo sia dalla nostra parte che da quella dell'insegnante. A metà mattinata, puntualmente, ci faceva divertire con i giochi in cortile e sembrava tenesse al nostro svago più di noi stessi, infatti pensava che fosse il carburante che andasse ad alimentare la nostra attenzione nei riguardi dei suoi insegnamenti. Ci curava ne minimi dettagli e da lui abbiamo appreso non solo lezioni dal punto di vista didattico ma vere e proprie lezioni di di vita. La dimostrazione di tutto ciò mi riguarda personalmente: da piccolo soffrivo continuamente di raffreddore e un giorno, a scuola, durante una lezione del maestro Michele, mi sono accorto che dal mio naso cominciava a colare del sangue. Al che, onde evitare di disturbare la lezione chiesi al mio maestro, che non si era accorto ancora di nulla, il permesso di andare in bagno. Probabilmente lui aveva capito benissimo che io non mi sentissi tanto bene e dopo aver sospeso la lezione di Italiano venne in bagno e con la sua esperienza riuscì dopo qualche secondo a bloccare il sangue che stava fuoriuscendo evitando che evitando che io vivessi una situazione di disagio davanti ai miei compagni di classe. Questo è soltanto uno dei suoi piccoli gesti che mi hanno fatto rendere conto della sua validità non solo come insegnante ma anche come persona.
    MARIO GIORGIO BUCCI

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