lunedì 18 aprile 2016

Giocare con i selfie 04: un selfie per salutarsi

Ecco la proposta finale. Giovedì il corso è terminato e abbiamo concordato l'ultima tipologia di selfie da realizzare: un selfie per salutarsi. Come vi dicevo i selfie possono essere usati per socializzare all'inizio di un percorso trasformandosi in uno strumento di conoscenza reciproca. O possono essere usati alla fine: il selfie di gruppo finale è un poco come la classica foto di gruppo che certifica in modo informale il buon esito di una attività. 
Un selfie finale di gruppo l'avete già realizzato: il fatto che più di uno di voi sia venuto con il classico stick, il bastoncino per i selfie mi fa pensare che ci tenevate a realizzarlo e ne sono ben contento (detto per inciso quei bastoncini sono così inflazionati nei luoghi turistici da essere diventati odiosi ma qui rispondono all'idea, molto bella, che nella foto finale dovevamo starci tutti, proprio tutti). 
L'invito è pensare ad altri selfie, individuali o di gruppo per salutarsi e chiudere il corso. 
Vi propongo di continuare a usare sempre Twitter ma, come già fatto da alcuni di voi, con l’hashtag unimolsel04  (https://twitter.com/search?q=%23unimolsel04&src=typd&lang=en). 
Il premio, a questo punto, ovviamente all'esame!

Grazie a tutti voi!

Giocare con i selfie 03: no standard smile selfie please!

Il gioco va avanti! Ed è bello vedervi coinvolti! A lezione, riprendendo il test proposto da Paul Ekman sul riconoscimento delle emozioni partendo dalle espressioni del volto, abbiamo iniziato a capire quanto articolate e ricche di significato possano essere le diverse possibilità di comunicare emotivamente con il nostro viso. Tante foto, e tanti selfie, mostrano sorrisi stereotipati e le tipiche espressioni di chi si è messo in posa. Capite allora la sfida che vi propongo: selfi che mostrino emozioni, quelle che volete (ormai grazie ad Ekman ne sapete quanto basta) ma non sorrisi stereotipati e di circostanza. Vi propongo di usare sempre Twitter, questa volta con l’hashtag unimolsel03 (https://twitter.com/hashtag/unimolsel03?src=hash&lang=en)
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Alcuni hanno già iniziato...grazie a tutti voi!

giovedì 7 aprile 2016

Giocare con i selfie 02: il mio luogo del cuore all'Università del Molise

Grazie a tutti coloro che stanno partecipando al gioco...tra poco, a lezione presenterò sia i vostri avatar sia i vostri selfie. 
E vi propongo un'ulteriorie attività, riprendendo l'esempio del FAI che ha lanciato l'idea di segnalare i luoghi del cuore. Ormai avete passato due anni all'interno dell'Università del Molise e ne conoscete aule, corridoi, segreterie...L'invito consiste nell'individuare un luogo dell'Università, tra i tanti che conoscete, a cui siete in qualche modo particolarmente legati (il primo esame? La prima lode? ....). Il passaggio successivo è un selfie con il luogo prescelto come sfondo. Credo possa essere un modo per raccontare la vostra storia in università.  Vi propongo di usare sempre Twitter con l’hashtag unimolsel02. 
In questo caso a vincere è il luogo: vedremo quello a cui siete più legati nei vostri primi due anni...

A tra poco...

FB

lunedì 28 marzo 2016

Giocare con i selfie 01: mostrarsi o nascondersi?


Vi anticipo, in attesa del prossimo incontro, il gioco che intendo proporvi. Avete presente il percorso fatto: assumendo l’approccio proprio della ludobiografia abbiamo giocato con le firme, con le microbiografie professionali di 140 battute usando twitter, con l’autoritratto fatto su carta e penna facendo a gara nell’individuare la persona ritratta. Per gli ultimi tre giochi ritratti vorrei utilizzare il selfie: sapete bene di cosa si tratta, un auto ritratto digitale condiviso in rete. 
  
Il gioco è semplice. Quando  inseriamo una nostra immagine nel profilo di un social network scegliamo di fatto tra due strategie. La prima è legata all’affermazione di sé, la seconda al nascondimento o, se volete, ad un mostrarsi in modo limitato e parziale. Se nel primo caso si tratta di evitare l’effetto foto tessera (ma allora quale sfondo, quale espressione del viso…) nella seconda di tratta di capire quali dimensioni celare.
Una strategia va scelta. Poi mano al cellulare per le fotografie (vi dirò che cos’è la finestra di Johari). Infine, visto che ormai tanti di voi nella precedente attività hanno acquisito una buona confidenza, userei Twitter (consiglio a chi non l’avesse fatto di scaricare l’app).  Vi mostrerò come Twitter  permetta di tagliare  e modificare le immagini. Per concludere il selfie va pubblicato con un messaggio in cui è inserito l’hashtag unimolsel01 e indicata la strategia prescelta.

Sceglierete il selfie che riterrete più efficace ed intrigante per ciascuna delle due strategie indicate. E sarà mia cura trovare un premio adeguato.

A giovedì

FB

domenica 27 marzo 2016

Domenica di Pasqua

"Se noi dai campi di prigionia, ovunque siano nel mondo, salveremo i nostri corpi e basta, sarà troppo poco. Non si tratta di conservare questa vita a ogni costo, ma di come la si conserva"

Etty Hillesum, Lettere. Edizione integrale, Adelphi, Milano 2013, p. 57

domenica 13 marzo 2016

Convegno Sirem 2016

CONVEGNO SIREM 2016 – “L’EDUCAZIONE DIGITALE” – 
#Sirem2016
Modelli pedagogici e pratiche didattiche per la formazione iniziale e in servizio degli insegnanti
17-18 Marzo 2016, Sala Villani
Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”, Via Suor Orsola, 10, 80125 Napoli
il programma è qui

domenica 6 marzo 2016

Per ricordare Umberto Eco: "Perché le università"

Dall'intervento di Umberto Eco "Perché le università" in occasione di la "Magna Charta Universitatum: il venticinquesimo anniversario" (settembre 2013)

"Non si può trovare Dio nel rumore; Dio si palesa solo nel silenzio. Dio non è mai nei mass media, Dio non è mai sulle prime pagine dei giornali, Dio non è mai in TV, Dio non è mai a Broadway. Dio è, dove non c’è agitazione. Questa massima vale anche per chi non crede in Dio, ma pensa che da qualche parte esista una Verità da scoprire, o un Valore da creare. Non si possono trovare verità e creatività in un terremoto, solo in una ricerca silenziosa. Nel tumulto del mondo odierno, gli unici luoghi del silenzio, accanto alle sedi di meditazione religiosa, restano le università. Sono ancora fra i pochi luoghi in cui è possibile un confronto razionale fra diverse visioni del mondo. Da noi universitari ci si aspetta che combattiamo, seppure privi di armi mortali, l’interminabile lotta per il progresso del sapere e della pietas".

L'intero intervento è disponibile on line all'indirizzo: