domenica 17 marzo 2013

Un faro: la lanterna di Genova e il congresso ATEE

Dal 7 al 9 marzo a Genova si è svolta la Winter Conference dell'ATEE (Association for Teacher Education in Europe) in collaborazione con la SIREM. Bell'incontro splendidamente riuscito (complimenti a Davide Parmigiani!). Ne ho approfittato per visitare, a fine convegno, la lanterna di Genova. Trovare il sentiero pedonale che porta alla lanterna , soprattutto sotto la pioggia, non è stato facile... le due signore che ho trovato a gestire l'ingresso al museo e alla lanterna non si aspettavano visite... ne è valsa comunque la pena. 
Dal dépliant del museo riprendo alcune note: costruita nel 1543, alta 77 metri, su una roccia alta 40 metri, 172 scalini per arrivare al primo terrazzo. Purtroppo a causa di lavori di consolidamento in corso, è possibile affacciarsi su un solo lato. Conto alla prima occasione di tornarci.
Giusto una foto: 

martedì 5 marzo 2013

Immagini scritte

"l'ideogramma è qualcosa di sensibile, che contiene visivamente  anche la parola ma trasmette una immagine, percepibile nel suo senso ma non sempre necessariamente "parlabile", come non è parlabile un disegno. Anzi, un parte di ciò che è comunicato è sempre affidata la silenzio, e così l'ideogramma scrive anche il silenzio. Del resto il silenzio, in Giappone, non è mai mancanza di comunicazione, al contrario. L'approccio di un giapponese alla scrittura, e tanto più l'apprezzamento di una calligrafia, è puramente sensoriale, o meglio estetico, un estetico che comprende il sensoriale e il comunicativo in un unico nodo inscindibile: si "guarda" la parola, più che leggerla, e se ne percepisce il senso, spesso alluso, che viene da un leggere e vedere insieme, ed è quindi un capire e sentire insieme, con il supporto di un segno che contiene e trasmette molto di più che non il mero "nome" della cosa".
Giorgio De Marchis, Scrivere il silenzio, in Immagini scritte. Calligrafia giapponese moderna, Istituto Giapponese di Cultura, 1984, p. 39.

Tradizionalmente nei percorsi di apprendimento formali in Italia, tanto nella scuola quanto nell'università, l'educazione all'immagine è separata dal leggere e dello scrivere, dallo studio dei testi. Mi affascina l'idea di uno scrivere che sia anche disegnare, di un guardare che sia anche leggere e ascoltare...

domenica 17 febbraio 2013

Fotografare secondo Giacomelli

Mario Giacomelli è un fotografo sin troppo noto per dover essere presentato. Me lo ricordo a Senigallia con una gran massa di cappelli bianchi nella tipografia. Ho ritrovato una sua frase in cui mette in parallelo scrittura e fotografia: un bel suggerimento per chi insegna...

"In fondo, fotografare è come scrivere: il paesaggio è pieno di segni, di simboli, di ferite, di cose nascoste. E' un linguaggio sconosciuto che si comincia a leggere, a conoscere nel momento in cui si comincia ad amarlo, a fotografarlo. Così il segno viene ad essere voce: chiarisce  a me certe cose, per altri invece rimane una macchia"
(Mario Giacomelli, Storie di terra, CittàStudi, Milano 1992, p. 68)  

domenica 10 febbraio 2013

Gioco e intercultura


Sto raccogliendo tutto quanto ho letto su gioco e intercultura… ho riletto velocemente il libro di Davide Zoletto, Il gioco duro dell’integrazione. L’intercultura sui campi da gioco, Cortina, Milano 2010.
Interessante la tesi: il gioco, in particolare quello sportivo, può essere ambivalente. Può servire tanto a rafforzare identità nazionali o approcci solo multiculturali o a promuovere aperture interculturali: «Giochi e sport sono spesso serviti […] per veicolare i valori, i comportamenti e le abitudini dei gruppi sociali e culturali più forti in un dato contesto. Sono serviti a cementare appartenenze culturali e nazionali, volte anche appartenenze rigide. L’ipotesi del libro è che oggi possano invece aiutarci a sfumare  certi confini culturali che percepiamo come troppo netti, a evidenziare i cambiamenti in atto nelle nostre culture di ogni giorno, a costruire spazi condivisi dove sia possibile sentire esperienze comuni, al di là delle diverse provenienze e dei pregiudizi reciproci» (p. 10). Lo scarto tra multiculturalità e interculturalità dal punto di vista dei giochi è netta: «A un multiculturalismo dei giochi potremmo provare a sostituire un’intercultura che parta dai giochi. Il multiculturalismo dei giochi cerca di estrapolare dai giochi intesi come strutture di regole rigide una serie di caratteristiche culturali altrettanto rigide. Un’intercultura  che parte dai giochi guarda invece ai giochi come a strutture che vengono giocate in contesti storici e sociali sempre diversi da individui e gruppi che hanno vissuti culturali altrettanto diversi e personali» (p. 67- 68). Il punto è partire dalle persone non dalle culture: “non sono le culture che giocano a cricket: sono le persone” (p. 70) anche perché giustamente “i valori non possono essere inculcati a parole. Possono essere accettati o rifiutati solo se vengono testimoniati, sperimentati quotidianamente” (p. 140).

martedì 15 gennaio 2013

Roberto Maragliano, Parlare le immagini: appunti di lettura


Appunti di lettura da

Roberto Maragliano
Parlare le immagini. Punti di vista, Apogeo, Milano 2008.

1. Prima espressione chiave: Le tecnologie si presentano come una mediazione ineliminabile 
«Si può, infatti,  pensare a un livello zero dell’esperienza, in cui non compaia alcun elemento di intermediazione, nessuna parvenza diretta o indiretta di media? La mia risposta è no. Dunque, se si vuole parlare di formazione, non si potrà farlo escludendo il tema della mediazione, il tema dei media» (p. 12).

2. Seconda espressione chiave: Multimedialità
La multimedialità viene definita come «sia il processo di integrazione tra i codici che viene dall’essere tutti noi esposti, attualmente, a una pluralità di mezzi (ciascuno specializzato in uno e più codici), sia la famiglia dei media digitali (la cui prerogativa principale consiste nell'offrire ambienti in cui tale integrazione di codici avviene nel modo di gran lunga più autonomo, concentrato e costruttivo, tra quanti ambienti mediali l’uomo ha potuto fin qui conoscere  e praticare» (p. 12). 
Inizialmente spiazzante la collocazione della multimedialità tra scrittura e suono: «la multimedialità prevede due assi: precisamente, l’asse della scrittura e l’asse del suono» che però da intendere come paradigmi delle categorie di staticità e mobilità. Infatti la multimedialità è in qualche modo «generata  dall'incontro […] di due matrici di esperienza, che assumo dunque nel loro valore di paradigmi: da un lato la matrice che fa dell’esperienza (conoscitiva e affettiva e  sociale: antropologica in senso lato) qualcosa di fissabile, delimitabile, analizzabile, scomponibile, come è la percezione che noi abbiamo della scrittura (soprattutto quella a stampa), e dall'altro la matrice che fa dell’esperienza (conoscitiva ecc.) qualcosa  di mobile, aperto, includente e globalizzante, come è il rapporto che noi stabiliamo con il suono e che il suono stabilisce con noi»( p. 13).

3. Terza espressione chiave: Immagine
3.1  Tra statico e dinamico
Maragliano attribuisce una importanza centrale alla differenza tra immagine statica e immagine dinamica. L’immagine statica è assimilabile alla scrittura: nel momento in cui la si legge, come nella scrittura, si richiede una  «condotta astrattiva» in cui i confini tra soggetto e oggetto sono ben distinti. Al contrario l’immagine dinamica richiede una  «condotta immersiva» simile all'ascolto partecipato, dove la distanza propria della lettura viene meno e  «il soggetto entra  in risonanza (o in dissonanza) con l’oggetto, prende parte ad esso, anzi ne è parte»  (p. 22).

3.2  Le immagini (soprattutto quelle dinamiche) inquietano
«Le immagini inquietano perché sono aperte  e dirette, perché lasciano poco spazio e tempo alle meditazioni interpretative: questo è quanto sostengono i critici. Le immagini inquietano perché mettono in scena la molteplicità/complessità dei giochi che si attuano nell’intendere e praticare quel terzo spazio (l’immaginario) che sta tra mondo esteriore e mondo interiore, dove le matrici della scrittura e del suono operano insieme, e dove  trionfa l’ibrido è quanto sostengo io» (p. 25).

3.3 La forza tattile dell’immagine
«l’immagine arriva a colpire con una forza tattile che non è inferiore a quella che viene da un evento sonoro: ambedue muovono o commuovono, risuonano e fanno risuonare; non solo e non tanto “trasmettono”, quanto “producono” movimento; ambedue aprono» (p. 109). La scrittura, a meno che non si faccia essa stessa immagine (logo, calligrafia…) non ha lo stesso potenziale.

4.Quarta espressione chiave: Contro l’iconofobia
«Dando ascolto ai contemporanei fustigatori dei linguaggi iconici, soprattutto quelli centrati sul movimento (ammettetelo: cinema e videogiochi sono osteggiati oggi con più virulenza di quanto non fossero ieri i fumetti o i libri illustrati), si evince che la causa prima dell’imbarbarimento culturale, e non solo, di cui risultiamo essere tutti vittime ormai […] sta tutta nell'affermazione della cosiddetta “civiltà dell’immagine” (che poi tutto sarebbe, secondo costoro, fuorché civiltà), e nella supremazia, che essa ha definitivamente e irrimediabilmente assicurato, di un rapporto diretto, facile, immediato con le cose e le loro rappresentazioni, ben diverso da quella nobile relazione con il mondo intessuta di filtri, fatica, complessità, meditazione quale garantisce (garantiva!) solo l’assidua ed esclusiva consuetudine con la lingua, in particolare con quella scritta» (pp. 23-24). Proseguendo nell'analisi dell'iconofobia, la sua origine è legata al rifiuto delle immagini dinamiche e della partecipazione emotiva che tali immagini richiedono.

mercoledì 26 dicembre 2012

Slide per gli studenti di tecnologie dell'istruzione

Per gli studenti di tecnologie dell'istruzione
Ho pubblicato ulteriori slide che potrebbero esservi utili (anche se ovviamente non sostituiscono i testi).
L'elenco al momento è questo:
Cybercultura (http://www.slideshare.net/filoan/cybercultura)
Ipertestualità (http://www.slideshare.net/filoan/ipertestualit)
Videogiochi (http://www.slideshare.net/filoan/felini-video-game-education)
Web 2.0 (http://www.slideshare.net/filoan/le-risorse-del-web-20-1)
Analisi siti (http://www.slideshare.net/filoan/analisisitiforss).

Buono studio!

mercoledì 28 novembre 2012

Vi chiedo di raccontare una storia


Per le studentesse e gli studenti di Didattica a.a. 2012-2013


Sto inserendo, di fronte ai vostri occhi, questo post...come appena concordato pubblico quanto deciso.
Nella vostra storia di studenti avete avuto modo di incontrare e lavorare con una molteplicità di maestre/i, professoresse e professori. Sono personalmente convinto, ma potrei argomentarlo, che avete elaborato a partire dalle vostre esperienze, in modo più o meno consapevole, una visione dell'insegnamento e che tale visione sia, come criterio guida per la vostra futura professione, molto più efficace ed incisiva di certe forme di conoscenza delle teorie/metodologie didattiche. Allora il primo passo da fare potrebbe essere questo: vi va di raccontare, ripensando alle vostre esperienze di studenti, di quell'insegnante (non importa se l'incontro è avvenuto alle elementari o alle superiori) di cui conservate ancora oggi un ricordo positivo? Perchè, tra i tanti conosciuti, ricordate proprio lui? Come insegnava?